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proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
honestà
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2018


Tangentopoli NON cominciò nel 1992.

Il presupposto, in verità mal fondato, di questa Stagione riposava su una presunta differenza antropologica dei politici comunisti, un loro essere “geneticamente” immuni da ogni corruzione, vantato da Berlinguer nel 1981... In questo scenario – secondo Piperno – si configura e ha successo la proposta di Berlinguer per sfuggire alla omologazione con gli altri partiti: regredire dalla politica alla morale,sollevare la questione morale, traghettare il partito dalla lotta di classe alla lotta senza fine al crimine e alla corruzione.

Questa strategia ha portato il PCI a promuovere una legislazione liberticida per distruggere le insorgenze degli studenti e degli operai negli anni settanta del secolo scorso; e ha finito col consegnare il partito ai giustizieri delle procure, cosa mai avvenuta sotto il cielo.



Le reliquie ideologiche del berlinguerismo giacciono ora disponibili alla bisogna del ceto politico: tutti, o quasi, si affannano a farne propria qualcuna, perfino Casaleggio l’oscuro. Il compromesso storico si chiama ora larghe intese e l’eterna questione morale continua ad alime

ntare la retorica politica. Tutto è come prima, solo un po’ peggio.

Quel che nei trent’anni trascorsi dalla morte di Berlinguer è cresciuto in forma smodata, come un cancro delle coscienze, è l’ipocrisia, il male estremo della repubblica italiana. Male al quale, messe a parte le buone intenzioni, grandemente ha contribuito l’agire politico di Enrico Berlinguer.

E pare che non sia ancora finita. Guardiamo quegli anni lontani (l’entusiasmo per Mani Pulite – che condivisi anch’io) con gli occhi della fiction televisiva.

Con saggi corposi di stimati docenti. Ci dicono che la “rivoluzione populista” arriva da lì.



Poi scoppia l’ennesimo scandalo di corruzione (lo Stadio di Roma). E a essere inquisiti sono politici e tecnici d’area dei Cinque stelle, del PD, di Forza Italia. E magari domani se ne scopriranno altri. Io credo che l’onestà, prima che essere un modo di comportarsi, sia un sentimento. Come ogni sentimento, anche l’onestà può essere costruita, plasmata, o rimossa.



Possiamo seppellire la nostra onestà da qualche parte nel nostro inconscio. Però continuare a parlarne. A invocarla. E accade una cosa stranissima: i primi a credersi onesti, sono i corrotti; un disturbo dissociativo dell'identità (DDI - conosciuto anche come disturbo di personalità multipla), che è un'alterazione dell'identità in cui il malato presenta almeno due distinte personalità… che esistono tutte in buona perfetta fede. Una scissione dell’io che dovrebbe indagare Ronald Laing.



Una cosa che abbiamo tutti sotto gli occhi. Nei nostri privati comportamenti. Anche noi, che politici non siamo. Praticare l’onestà è un costo enorme. Sul piano delle conseguenze. Pratiche. Emotive. Familiari. Di carriera. Di relazioni. Quando l’onestà incontra il denaro , di solito è il denaro che prevale. Ma lo travestiamo da necessità, da opportunità. Persino da fin di bene.



Perché noi vogliamo essere fieri di noi stessi. Non ci vogliamo vergognare. E dunque tiriamo l’onestà di qua e di là. Perché arrivi a coprire la nostra pochezza. Ce la aggiustiamo addosso come ci fa comodo.








permalink | inviato da albertolupi il 16/6/2018 alle 7:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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