.
Annunci online

proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
Le colpe della crisi bancaria
post pubblicato in diario, il 22 ottobre 2017


L'Italia è intervenuta poco e tardi. Troppi legami politica-istituti.





P.D. E BANKITALIA: SCENEGGIATA PER NON PAGARE IL CONTO

Che cos’è questa bagarre per Bankitalia?

Il P.D. pensa davvero, senza nemmeno informare il SUO Governo (questa, poi!!!) di poter chiedere conto a Visco, senza aspettare l’esito del lavoro della Commissione d’Inchiesta, di non aver vigilato su Banca Etruria (come dire sullo stesso P.D.) e sulle altre Banche e Banchette, procurando la rovina dei risparmiatori? E perché proprio oggi?

Io di banche me ne intendo poco assai. Finché posso, cioè fino alla scadenza delle imposte, giro alla larga. Sono un analfabeta dell’economia, ma, come diceva il “fornaciaro” di Gioachino Belli “le raggione le capisco ar paro – de chiunque sa intenne la raggione”. E’ capisco quello che è sotto gli occhi di tutti, anche se non degli specialisti, dei giornalisti e dei babbei che vorrebbero sapere a tutti i costi chi sa quale mistero “c’è dietro”. E, intanto, se la prendono dove non s’ha da dire.

Cominciamo dall’ultimo interrogativo. Perché adesso?

E’ fin troppo chiaro: anticipare la vacanza a Via Nazionale è l’unico modo perché il nuovo Presidente possa essere disarcionato mentre Governo e maggioranza sono ancora del P.D.

A primavera le elezioni, pur con quel pochissimo di democrazia che resta nel nostro Paese, scacceranno il P.D. da Palazzo Chigi e lo manderanno in minoranza a Montecitorio ed a Palazzo Madama. E’ vero che il Governatore di Bankitalia non lo nominano né il Governo né il Parlamento. Ma nessuno mi venga a dire che la nomina non è fortissimamente condizionata da quelli là. “Ora o non più” è la formula di Renzi per non perdere certe posizioni di potere (e di controllo delle sue malefatte). E mettere, magari, i bastoni tra le ruote di chi verrà.

Secondo punto. Renzi vuole “tagliare l’erba sotto i piedi” ai Cinquestelluti e al Centrodestra. Farsi lui paladino della rabbia della gente anche e soprattutto, di quella contro il suo operato e le magagne dei suoi, quelle di Banca Etruria e delle altre banche del sistema del credito clientelare. Prendere ancora una volta per i fondelli gli Italiani più tartassati da lui e dai suoi, dire “ci pensiamo noi”. Fare i conti, invece che con l’oste, con i compagni di bevute.

Terzo punto: Renzi vuole distrarre la gente da altre questioni che incombono sul P.D. in piena crisi. Anzitutto dalle elezioni siciliane, dal loro esito catastrofico per il P.D. La questione Bankitalia andrà per le lunghe, molto oltre il 5 novembre, quando il P.D., a Palermo, sarà sfrattato, con il suo ancorché ambiguo “rivoluzionario” Crocetta dal Palazzo d’Orleans. E’ meglio che si riparli d’altro, che si continui per un bel po’ a parlare d’altro.

Quarto punto: Renzi cerca di convincere qualcuno (i cretini, diceva Sciascia, sono tanti) che se la sua Banca, le banche del suo sistema di credito clientelare, se il P.D. l’hanno fatta grossa ed hanno rovinato tanta gente, la colpa è di quel Visco che non le ha “vigilate” a dovere e che lui lo sculaccia. Fa come certi minorenni un po’ delinquenti che prima sfuggono ad ogni controllo, respingono ogni regola e predica dei genitori, e poi, quando li arrestano dicono che sono vittime di una incapacità dei genitori di vigilare su di loro, di fare il loro dovere.

Quinto punto: per Renzi è meglio che si parli del credito facile delle banche del Centronord che del credito difficile, dei rubinetti chiusi di quelle di Sicilia e del Sud a causa della legislazione antimafia. Della quale legislazione proprio ora ha messo nelle mani irresponsabili di molti magistrati fanatici e delle loro consorterie dell’Antimafia mafiosa il famigerato “codice”. Preferisce addirittura che si parli di Banca Etruria che degli stessi ammonimenti della grottesca lettera accompagnatoria delle promulgazioni di quel codice inviatagli da Napolitano.

Meglio, infatti, non inimicarsi i magistrati, dei quali i politici, specie quelli sulla via del tramonto, temono il giusto e, soprattutto l’ingiusto e baggiano attivismo. Quindi rispetto alle esigenze di occuparsi della vera, grande, devastante crisi del credito che l’antimafia provoca in intere Regioni, con ripercussioni su tutta l’intera economia nazionale “resistere, resistere, resistere”, come diceva accoratamente Borrelli. Parlando d’altro. Resistere contro la ragione. Resistere, magari, non per eroismo, seppure caparbio, ma per paura.

Anche la “questione Bankitalia”, la “questione Visco”, sono gestite sotto l’incombere della paura. I malfattori, anche quelli tracotanti e spietati, sono vili.



In questi giorni di polemiche esagerate è forse utile ricordare brevemente l'origine dei problemi delle nostre banche.

Dopo la crisi del 2008 tutto il sistema bancario occidentale entrò in crisi e, dagli Stati Uniti all'Europa, fu necessario immettere cifre colossali per ricapitalizzare le banche, riconoscere le perdite e ridurre le sofferenze - praticamente la sola Lehman Brothers fu sacrificata, ma ne avevano fatte di cotte e di crude.

Come reazione al fatto che i governi europei spesero 671 miliardi di aiuti e acquisti di azioni e 1288 miliardi di garanzie, si decise (in sede UE) di prendere misure per evitare altri futuri "ricatti" del sistema bancario ai contribuenti (si rafforzarono tante misure prudenziali e si introdusse il "bail-in").

L'Italia fu l'unico paese a non intervenire. Questo fu dovuto al fatto che la crisi del sistema bancario italiano inizialmente era meno grave (non è stata dovuta ai "derivati", ma all'accumularsi di "sofferenze"), ma soprattutto al fatto che i legami tra politica e banche - che nel nostro paese sono molto forti - impedirono gli interventi.

Obbligare le banche a ricapitalizzarsi avrebbe significato diluire il controllo della "politica" (cosa che poi è comunque successa); le sofferenze erano tante volte state dovute a spinte politiche e i manager "incapaci" erano spesso di nomina politica. Questo ha anche rallentato l'azione di sorveglianza della Consob e della Banca d'Italia. Le responsabilità della Consob sono in prima linea nella vendita di obbligazioni subordinate ai piccoli risparmiatori. In questo periodo il più grosso dissesto bancario italiano è stato quello del MPS che è tutto targato PD.

I governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi si sono tutti rifiutati quasi completamente di intervenire e hanno lasciato che il problema si ingigantisse. Oltre a tutto nel 2013 - con l'accordo dell'Italia - è stata chiusa la finestra per la concessione più facile di aiuti di stato alle banche che era stata aperta nel 2009 e nel 2014 è stato introdotto il "bail in" che rende le operazioni di salvataggio bancario più dure per chi ha investito nelle banche (cosa sacrosanta).

I primi interventi decisivi sulle nostre banche sono stati presi dal governo Gentiloni con il decreto da 20 miliardi e le operazioni su MPS, banche venete e altri casi più piccoli.

Dire che la crisi bancaria sia la responsabilità della Banca d'Italia è una falsità. La crisi bancaria italiana è dovuta soprattutto a:

a) i legami malsani tra banche e politica che hanno influenzato ogni decisione per decenni;

b) le due recessioni del 2008/2009 e 2012/2013;

c) il rinvio continuo dei necessari interventi sulle banche operato da tutti i governi in carica tra il 2009 ed il 2016 compreso.




permalink | inviato da albertolupi il 22/10/2017 alle 17:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
"I migranti hanno votato AfD",
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2017


l'analisi di Roberto Giardina. ITALIA OGGI del 07/10/2017, a pag. 12.



Questa analisi del voto tedesco aiuta a capire la natura del partito Alternative für Deutschland, che i nostri media hanno classificato sostanzialmente neonazista. IC è da sempre attenta alle corrispondenze dalla Germania di Roberto Giardina, a differenza degli altri corrispondenti - e grazie alla sua estrazione liberale - riesce a sottrarsi al conformismo ideologico che contraddistingue le analisi della maggior parte dei suoi colleghi. Sarà il tempo a dirci quale sarà la linea di AfD al Bundestag, per ora, grazie alle analisi di Roberto Giardina, possiamo seguire quanto avviene in Germania con una informazione non condizionata da alcuna preconcetta ideologia.



Leggo che quelli del Pd sarebbero favorevoli allo Ius soli nella speranza e i «nuovi italiani» alle prossime elezioni voterebbero per loro. Non so se sia vero, comunque la sinistra avrebbe una sorpresa. E probabile che avvenga il contrario. Quando ero corrispondente a Parigi, decenni fa, i fattorini della grande azienda presso cui avevo in affitto il mio ufficio, provenivano in gran parte dalle ex colonie, più francesi dei francesi. Ed erano quasi tutti gollisti convinti. Tranne gli algerini che votavano compatti per il Pcf, comunisti tutti d'un pezzo, che perdevano tempo con me per spiegarmi che il mio Berlinguer era un traditore.

Chissà che penserebbero oggi di Renzi e di Bersani. Il motivo è semplice. Chi conquista la cittadinanza (ma i miei fattorini algerini l'avevano di diritto), non vuole che arrivino altri che facilmente abbiano in regalo quel che per loro è stato faticoso ottenere.

Chi ha votato per l'AfD in Germania? Com'era scontato, si continua a descrivere la Germania di Frau Angela come una sorta di IV Reich soft. I tedeschi non cambiano mai. Sempre nazisti. Comunque non è la prima volta che un partito dell'estrema destra entra al Bundestag. Nel primo parlamento, nel settembre 1949, erano presenti dodici partiti, perché la clausola di sbarramento al 5 per cento, pur esistente, non valeva a livello nazionale (fino al 53). Bastava averla superata in uno dei Länder. E al Bundestag entró dunque il Deutsche Partei (Dp), fortemente anticomunista e in parte nostalgico, che aveva ottenuto un buon risultato a Amburgo, Brema, nello Schleswig-Holstein e in Bassa Sassonia.

Gli elettori dell'Alternatave für Deutschland saranno nostalgici al dieci per cento, al massimo per il venti. Gli altri l'hanno votata per altri motivi. E la votano persino gli stranieri. Potrà sembrare paradossale, ma non lo è. I turchi con doppio passaporto sono circa un milione. Erdogan aveva invitato a non votare per i partiti anti Turchia, mai per la nemica Angela, nemmeno per i verdi, per i socialdemocratici, per la Linke, e per i liberali. Dunque astenersi.

Ma la cancelliera è sempre stata contraria all'ingresso della Turchia nella Ue, e già quattro anni fa aveva perso buona parte dei Deutschtürken. «Merkel muss weg» si leggeva nei cartelli di protesta alle manifestazioni pro Erdogan nei mesi scorsi, via la Merkel.

E quale migliore dispetto che votare per l'AfD? I populisti durante la campagna elettorale hanno attaccato la politica dell'accoglienza, ma non si riferivano agli immigrati da lungo tempo, e occupati regolarmente. Gli Ausslãdler (circa 2,4 milioni), cioè quanti sono giunti dai paesi dell'ex Unione Sovietica dopo la caduta del muro e la fine dell'Urss, perché avevano un avo tedesco, e parlavano la lingua di Goethe come il loro avo emigrato nel Settecento, e considerati tedeschi in base all'origine, hanno sempre votato in stragrande maggioranza per la Cdu-Csu, prima per Kohl, poi per la Merkel.

Ma ora, scrive la Süddeutsche Zeitung, in molti sarebbero passati con l'AfD. Il giornale analizza in particolare il voto in Baviera. Ad Augsburg, la nostra Augusta, i rimpatriati formano una piccola colonia, la Kleine Moskau. Avevano votato in massa per i cristianosociali, ma il 24 settembre in città la Csu è giunta appena al 30, dalla maggioranza assoluta che aveva, e l'AfD è balzata al 22. Non solo in Baviera, anche nel vicino Baden Würrtemberg, i due Länder più ricchi della Germania.

E l'Afd ha guadagnato nelle zone dove più forti sono le presenze degli Aussslãder, perché si sono sentiti traditi dalla politica della Merkel. Sono giunti come esuli in una loro patria di cui molti non parlavano nemmeno più la lingua, e si aspettavano protezione e sicurezza.

«E adesso arriva un altro gruppo di stranieri, e crescono le preoccupazioni che i nuovi venuti, ricevano più di loro», ha spiegato Wolfgang Müller, sindaco di Lahr, cittadina della Foresta Nera. E molti che arrivano dal Kazakistan (dove Stalin confinò milioni di russi tedeschi negli anni Trenta), hanno una cattiva esperienza della convivenza con i musulmani «Nessuno di noi ha accolto i profughi a braccia aperte», ha dichiarato al giornale di Monaco Dimitri Korostylev, venuto dall'Est, e da sempre iscritto alla Csu a Augsburg. «I tedeschi venuti dall'Est, sono in genere conservatori, e hanno un'antica idea della Germania, ha aggiunto Müller, e ora la loro patria cambia più rapidamente di quanto si possa immaginare. Ma non sono radicali e neonazi, niente affatto. II loro è un grido di protesta». Sono stati accolti, si sono integrati, ora si sentono dimenticati.




permalink | inviato da albertolupi il 7/10/2017 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia settembre        marzo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv