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proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
La volgarità del politicamente corretto e le balle dell’opinione pubblica
post pubblicato in diario, il 29 luglio 2013


L'opinione pubblica è un fenomeno dell'istinto. Lo diceva quel genio reazionario di Fernando Pessoa, consapevole del rischio di adeguarsi a ciò che è nulla di più di "uno stato di mera tendenza, un'atmosfera, una pressione". Eppure oggi buona parte delle nostre scelte sono condizionate proprio da questo elemento istintuale generato da un mix di dati statistici, manipolazione dei media e strumentalizzazione politica.

 

Il problema attraversa tutte le società democratiche dove il potere è generato dal consenso: ciò che la gente pensa non è ciò che realmente è, ma le decisioni si prendono sempre di più su ciò che la gente pensa.

Recentemente la Royal Statistical Society di Londra  ha pubblicato un report dal titolo: "Il pericolo della percezione", per studiare il divario esistente tra opinione pubblica e realtà. E così, tra i tanti dati, emerge che in Gran Bretagna il 60% delle persone pensa che la criminalità sia in costante aumento, mentre dal 1995 è diminuita del 53% e nell'ultimo anno di quasi il 20. Da noi i fenomeni sono simili, ovviamente.

 

Oltre un quarto dei britannici crede che tra le prime tre voci di spesa statale ci sia quella degli aiuti all'estero, mentre in realtà è una delle ultime (appena l'1% del bilancio, un decimo di quanto costano le pensioni). Il numero di coloro che credono che per risparmiare lo Stato dovrebbe ridurre gli assegni familiari è più del doppio di coloro che pensano che debba innalzare l'età pensionabile a 66 anni (cosa che renderebbe un beneficio di oltre 5 miliardi di sterline contro miseri 290 milioni).

 

Spesso la politica e i centri di potere che si muovono dietro di essa utilizzano queste distorsioni per imporre scelte che altrimenti sarebbe difficile far accettare. Per esempio, aumentare la percezione di insicurezza dei cittadini consente di imporre politiche di controllo sociale che violano diritti e privacy, limitando la libertà individuale. Il governo americano si è appellato alla sicurezza nazionale e al rischio terrorismo per giustificare lo spionaggio su scala globale ed il controllo delle comunicazioni tra cittadini. E in Italia la creazione di un Grande Fratello fiscale che spia e presume i nostri consumi, le nostre spese, le nostre attitudini, è motivata con la retorica della lotta all'evasione in un paese in cui l'oppressione fiscale tocca vette da società feudale.

 

Ma la manipolazione dell'opinione pubblica può essere fatta anche per limitare i poteri sovrani. Sempre in Italia, l'attacco che in questi ultimi anni è stato fatto alla politica ad opera dei grandi giornali di proprietà di gruppi bancari e industriali ha travalicato la legittima critica alle inefficienze del Parlamento e delle istituzioni. È tuttora opinione diffusa che i parlamentari italiani siano i più pagati in Europa e quelli che godono di maggiori benefit.

 

Eppure, recenti dati della Camera, rivelano il contrario: il costo complessivo mensile di un parlamentare italiano è oggi il più basso in Europa (la metà di un deputato europeo, il 40% in meno di uno tedesco ed il 30 di uno inglese). Un onorevole italiano ha diritto alla pensione dopo 5 anni di mandato mentre uno francese o uno tedesco dopo appena 1 anno; in Germania e a Bruxelles i parlamentari non versano un euro di contributo per la loro pensione mentre quelli italiani quasi il 9% della loro indennità. Un onorevole italiano paga mensilmente 800 € ad un fondo di solidarietà per vedersi riconosciuto  l'assegno di fine mandato, mentre un francese 27 € e tedeschi, inglesi ed europarlamentari non versano alcun contributo.

 

E in parte, la crisi dell’M5S, che sull'attacco alla ricca casta politica devono la loro fortuna, deriva dal fatto che una volta entrati in Parlamento si sono accorti che non c'era alcun caveau nascosto e nessun tesoro sottratto al Paese, ma al contrario la casta dei parlamentari era molto meno casta di altre e la più esposta al linciaggio mediatico. L'opinione pubblica è un bluff, sebbene una volta costruita è impossibile smontarla. E sotto questa impalcatura frana la convivenza sociale in un sistema democratico in cui le decisioni dipendono sempre più da un sentire comune manipolabile. Ed importando lo zeitgeist d’oltre confine sprofondiamo nel ridicolo.

 

Ma che Paese è diventato insomma l'Italia? Che popolo siamo, noi italiani, se abbiamo perso confidenza e abbiamo perfino paura della nostra lingua, se siamo tanto suggestionabili da un'opinione pubblica che - di fatto - ha smesso di essere un'opinione, perché tra l'altro, è espressa da un linguaggio manipolato e consunto che intimamente non significa più nulla?

 

«Il linguaggio è la casa dell'essere» recita una celebra frase di Heidegger, ma se la casa è rimasta vuota e i custodi sono fuggiti, noi abitiamo, come ora, in un paradosso, in una verità altra, artificiale e più condizionata da agenti esterni, della stessa aria malsana che respiriamo. In nome di un'improbabile adesione collettiva a modelli di mero consumo, abbiamo fatto svanire il pensiero nel pensato, il sentimento nel sentito, la volontà nel voluto e, per giunta, la fede nel creduto. Siamo un Paese così volgare e culturalmente tanto depravato che, un politico (mica uno qualunque, uno zotico vero) dà della scimmia a un ministro e la levata di scudi - lasciatemelo dire - è ancora più volgare, scialba ed insensata dell'offesa. Oh, ma non si può, ma che cosa terribile, che oscenità! E sai perché? Perché la ministro è una donna di colore. Questo è quanto.

 

Plagiati e quindi prigionieri di un falso bon-ton ideologico e di maniera, credendo di proteggerci, abbiamo alzato muri che non ci preservano affatto nelle nostre singole peculiarità di esseri umani, ma ci separano gli uni dagl'altri in caste, clan, enclave, tipologie sociologiche quasi lombrosiane. In natura non esistono le minoranze, non ci sono le fasce deboli, le quote rosa: semmai c'è solidarietà tra eguali, compassione, comprensione, mutuo soccorso.

 

Tutto quel parlare di tutele, non solo ferisce nel suo intimo il concetto di uguaglianza, ma è un gioco sociale delle parti tra coloro che ci si sentono (o giocano a sentirsi), e quelli che furbescamente ce li fanno sentire minoranze (e un po' minorati), in nome di un'idea marcia di democrazia, che è solo il risultato dell'equazione consenso uguale potere.

 

Viviamo in forza ad un'opinione pubblica contraffatta che non ammette differenze individuali ontologiche autentiche, e non le difende per statuto. Se regole che distinguono i buoni e i cattivi sono una specie gioco di società inventato da una èlite creata subdolamente a tavolino e alimentata ad arte per incentivare il consumo, la società che ne deriva è il contrario della democrazia. È qualcosa che sottrae umanità per dare indefinito e soporifero conforto collettivo. Pensare il singolo, in queste circostanze, diviene un atto sovversivo, così coltivare la propria identità è quasi un dovere morale dinnanzi all'Eterno.

 

L'essere, nella sua essenza, è talmente ineffabile, che garantire la sua libertà è un principio ancora più sacro della stessa democrazia. La libertà, infatti, anticipa e dà il senso originario alla democrazia. Nei nostri tempi con quale rapidità l'originale si muta in scontato, il fantastico in prosaico, il raffinato in volgare: è l'onda dell'opinione pubblica che cancella i caratteri permanenti dell'uomo mutandoli in mode effimere. Ma non penso, come contromisura, ad un ottuso, infantile ed impunito desiderio di libertà, che si ribella da vincoli morali e regole, ma ad un sentimento, a una tensione costante e autodeterminata verso un concetto di fedeltà più alta.

 

Se, come insegna Camus, si può tentare di essere santi anche senza credere in Dio, allora si può anche credere nella democrazia senza abbandonare il rispetto di sé, magari incastonandolo in un proprio stile, scevri dalla passione dell'obbedienza e dall'ossessione del comando.

 

Rifiuterei - se fosse per me, e qual ora qualcuno mi immaginasse degno di tale attenzione - ogni principio di tutela e protezione perché lo riterrei offensivo. Uguali e tutti diversi. Ecco cosa dovremmo essere, giudicati per le nostre azioni, per la qualità dei nostri sentimenti. Rispettati per quanto amiamo e per quanto siamo amati. E non c'è insulto che tenga e non c'è condizione altra, o meglio convenzione, che crei distinguo.

 

Se sei stronzo lo sei e basta, e non mi sta affatto bene non poter dare dello stronzo ad un mio simile a causa del suo colore della sua pelle, per la sua religione o per le sue tendenze sessuali. Non sono questi i motivi delle differenze e, soprattutto, non debbono esserlo. Per chi è libero, non è questo che conta. L'essere umano non è sola presenza fisica, categoria sociologica da analisi di mercato, ma progetto di vita. A volte, perfino capolavoro.

 

nb collage di cose trovate: il luogo appare su Facebook




permalink | inviato da albertolupi il 29/7/2013 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
pensiero atroce:
post pubblicato in diario, il 28 luglio 2013


La noja del "pensiero unico" è desolante: si accettano (nella realtà) coloro che lanciano banane ad un ministro solo perché di colore in quanto permettono di «deplorare», non si sopportano coloro che hanno idee rispettose ma diverse, e le esprimono pure sottovoce.



permalink | inviato da albertolupi il 28/7/2013 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
di tombe etrusche e di saponette per pelli delicate
post pubblicato in diario, il 22 luglio 2013


           

Henry Louis Mencken (1880 – 1956), giornalista e saggista statunitense, conosciuto come il "Saggio di Baltimora", ed è noto soprattutto per la pungente satira della società puritana del suo Paese (gli USA), scrisse che il puritanesimo è l’ossessiva paura che qualcuno, in qualche posto, possa essere felice.

Forse non saranno sadici fino a questo punto, ma certi politici, dopo averci tolto benessere e serenità, vogliono toglierci il piacere di ammirare donne belle e disinvolte in Miss Italia o in pubblicità. Se per le iniziative promozionali si ricorre a bellezze naturali come laghetti di montagna o giardini fioriti, perché no bellezze femminili? Non è forse vero che la bellezza salverà il mondo? Dicono che così si discriminano altre donne meno fortunate che, peraltro, spesso hanno spessore intellettuale di gran lunga superiore. E che male c’è se queste sono più adatte alla promozione di tombe etrusche che di saponette per pelli delicate?




permalink | inviato da albertolupi il 22/7/2013 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
l'arte
post pubblicato in diario, il 21 luglio 2013


Come noto precede sempre la realtà. A Ferrara - come noto - abbiamo il commissariamento della Cassa di Risparmio ed un problema coi mutui sottoscritti dal comuna, ma l'arte aveva già spiegato tutto:

http://www.youtube.com/watch?v=MnFq0ahL2V0

 

(testo, non tradotto sono troppo pigro)

Many years ago,

While all our peers were reading comics,

We were busy studying at higher economics.

We grasped the fundamentals

Very fast.

We've always understood the way the markets operated,

while other people find its workings hugely complicated.

and the terminology

leaves them aghast.

Warren Buffet says our fiscal lectures are the tops,

he likes the way we analyse the niceties of swaps.

So if you're sitting comfortably,

We hope you will

forgive it if

we start at the beginning

with what's known as the derivative.

We hope you will forgive it if we start with the derivative,

We hope you will forgive it if we start with the derivative,

We hope you will forgive it if we start with the deriva-tiva-tive!

(Sounds vaguely familiar!)

Derivatives are monetary instruments,

that puts it very neatly,

but unlike stocks and shares the actual value comes from something else completely,

The value of derivatives derive you see from value underlying,

and are often used to lessen risk for speculators selling and/or buying.

Now value can be notional or market and its values never meet,

in addition only market value gets recorded on the balance sheet,

oh and a sell is not a sell it's called a put and a buy is called a call,

and thus anything you call you'd better put before the prices start to fall!

Oh the markets,

the markets,

the dollars and the dimes,

how lucky we all are to live in interesting times!

the markets,

the markets,

it takes a lot of skill

to make your lifetime's savings worth absolutely nil!

There you have it, clear as crystal.

Any Questions? No?

Right, moving on,

To another complex concept that has been much in the news lately and Adèle has made a lifetime's study of this particular subject so Adèle

would you give us in eight rhymed lines without hesitation, deviation or repetition,

short selling?

Short Selling is another term which many people find a bit confusing.

You could say it's a way of losing money without actually losing.

Say I, let's call me A, applies some futures at a price that's rather high,

then you, we'll call you B, will ask to borrow them without explaining why.

Thus B applies these futures which he doesn't own and sells them at a loss,

The markets panic, prices run but B is calm and doesn't give a toss.

Since B will now re-purchase them at half the price when A will get them back,

and B then trousers all the profit from the loss and ends up in the black!

Oh the markets,

the markets,

are not for the faint hearted.

A fool and his investments are very quickly parted.

The markets,

the markets,

You've really got to hand it to

the traders who designed it

so that you won't understand it!

Very impressive Adèle,

Now shall we have a quick Q&A?

(And no cheating!)

Was Adèle A or was she B?

(A!)

Oh yes, well we're all very smart now aren't we?

Did she make a profit or a loss?

Well she didn't make a profit or a loss, she simply got back her original investment.

The profit was made by B and that's you!

Do try to keep up.

Yes, well as I say, it would help if you made some notes!

Look at all their little frightened faces.

Oh people, people, come on!

We're getting to the easy part now,

Liza is going to guide you through hedge funds, futures and that old chestnut,

Arbitrage:

A hedge fund as its name suggests will spread the risk to better hedge its bets;

they will buy distressed securities from companies which struggle with their debts.

In fundamental growth or sector fund they may well opt for long positions,

and through many types of arbitrage they'll build up an array of acquisitions.

Now arbitrage itself is an effective fiscal tool; there's much attraction.

As in when a hedge fund makes a killing in a clever synchronous transaction;

say they see the price of carrot futures lower on the FTSE (footsie) than the Bourse:

They buy in London, sell in Paris, make a pile of profit, froggie comes off worse!

Oh the markets,

the markets,

They lead us to despair;

what with bankers talking bull

and the cupboards nearly bare.

The markets,

the markets,

each trader's a magician;

If his dealings lead to losses,

he still gets his commission!

Information:

So what, I hear you ask, exactly is the reason for the credit crunch?

The fault lies with the banks whose senior personnel are frankly out to lunch.

They'd invent new ways to borrow so that we would borrow more to keep on spending.

Then they borrow from each other to facilitate their unsupported lending.

So, now the government will bail them out with money that it simply doesn't have.

It's just the same as if they took our bloody taxes and then flushed them down the lav.

With the result that result we and future generations will be forced to work like coolies,

so if you ever meet a banker it's your duty to lie best up of his goolies!

Oh the markets,

the markets,

a disease which gets like cankers,

which leads us to conclude that the bankers are all wankers!

The markets,

the markets,

so complex and obscure,

it's 'cos no-one is accountable

we're all in the manure.

Oh the markets,

the markets,

where the likes of Bernie Madoff

have created lots of paupers and caused thousands to be laid off.

The markets,

the markets,

Where did it all go wrong?

It began with sub-prime mortgages,

but that's another song!

 




permalink | inviato da albertolupi il 21/7/2013 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
cadere dal pero
post pubblicato in diario, il 21 luglio 2013


           

Edoardo Nannetti (Gentedisinistra): "Su quale costituzione giurò Franceschini due anni fa?" Risposta semplicissima.
Quella attuale, una brutta copia di quella Weimariana, che solo dei comici scadenti a livello di Benigni possono considerare «la più bella del Mondo».
Edoardo capisce sicuramente il sottile paragone non espresso…




permalink | inviato da albertolupi il 21/7/2013 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
pensierino della sera:
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2013


           

A forza di sparlare sul pasticcio kazako, alcuni giornalisti italiani, televisivi e cartacei, fanno passare (il finto) Borat per un premio Pulitzer.

Un paese in cui, ai massimi livelli politici e istituzionali, da giorni ci si sbrana per due storielle di oranghi e baruffe kazake, mentre più della metà dei giovani è senza la speranza di un lavoro e ci sono 10 milioni di poveri, ma belli: beh, è un paese di irresponsabili. Proprio a quei livelli, voglio dire.

Del resto da Tangentopoli «i Ligresti» non ha mai goduto di buona stampa, ora se l'hanno arrestati qualcosa di buono, qualcuno di loro dovrà pur aver fatto.




permalink | inviato da albertolupi il 18/7/2013 alle 22:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il caso kazzako....
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2013


il governo, i magistrati e l’articolo 19

Subito una doppia premessa: a nessuno frega niente dei dissidenti kazaki e dei diritti umani violati dal satrapo di Astana, nonostante il grottesco atteggiamento di alcuni giornaloni trasformatisi in organi dell’opposizione kazaka; l’unica cosa che interessa è Alfano, quindi Berlusconi, quindi l’alleanza contro natura Pd-Pdl, quindi i famosi nonché comici spiragli di un "governo del cambiamento" Sel-QuelcherestadelPD-M5S.
Il punto è questo, soltanto questo. La dittatura del Kazhakstan non c’entra nulla (altrimenti si leggerebbero editoriali contro Romano Prodi, idolo degli spiraglisti, per essere un advisor del regime, cosa ribadita nel corso di un gran summit internazionale ad Astana proprio la settimana prima dell’espulsione della donna e di sua figlia). Ci sono da ringraziare coloro che pugnalarono "il mortadella" alle spalle. pare.

Il caso in sé, per quanto odioso, non è tale da far vacillare un governo e un’alleanza politica di emergenza nazionale volta ad affrontare una crisi durissima del paese. E questo nonostante (a essere buoni e a non pensare male) la catastrofica gestione del Viminale e l’ipocrita speranza di farla franca all’italiana della Farnesina e del governo - altro esempio di gestione tipo i marò.
Intanto perché stiamo comunque parlando di un miliardario colpito da un mandato di cattura internazionale dell’Interpol, non di Nelson Mandela, accusato di aver sottratto fondi a banche e ad altre istituzioni locali. Un ricercato a cui la Gran Bretagna ha sequestrato beni per parecchi miliardi di sterline - insomma non proprio un tipo in odore di santità. Il caso, diciamo così, è complicato anche al netto delle accuse farlocche che possono essere partite da Astana contro un oppositore politico del dittatore Nazarbaev. A dire il vero AI ha criticato le accuse ed il processo Kazako - ma non pretenderete che Amnesty International sia una "fonte"!
Non è stata, quindi, una rendition. Ma un’operazione di polizia internazionale sul suolo italiano.
In ogni caso, responsabilità e conoscenze della parte politica a parte, le espulsioni sono disposte da magistrati, controllate dallo Stato di diritto. Cosa che è avvenuta anche in questo caso. I giornali parlano di ben quattro magistrati coinvolti nel processo di fermo e poi di espulsione della donna e di sua figlia. La polizia, e quindi il governo, dice che non sapeva che la donna fosse la moglie di un dissidente. Lo scrive il capo della Polizia Pansa nella relazione (
a pagina 8). Ma un resoconto dell’Ansa del 31 maggio, poche ore dopo l’espulsione, racconta che i legali della donna avevano invece detto sia ai funzionari di polizia sia ai magistrati che si trattava della moglie di un dissidente e che certamente non avrebbero dovuto consegnarle al Kazakstan, dove avrebbero potuto essere trattate in modo disumano (era sufficiente, ha notato Luca Sofri sul Post, fare una ricerca su google per scoprire che il marito della donna kazaka non era, diciamo così, amato dal regime kazako).
Basta soltanto questo episodio a stabilire che c’è stata una violazione di legge, e la violazione è stata soprattutto dei magistrati che avrebbero dovuto applicarla, la legge.
Leggete cosa dice
l’articolo 19 del Testo Unico sull’immigrazione, quello che regolamenta (e in alcuni casi vieta) le procedure di espulsione degli stranieri:

Articolo 19
Divieti di espulsione e di respingimento.
(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 17)
1. In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.


Rileggiamo: «In nessun caso può disporsi l’espulsione verso uno stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di… opinioni politiche» Kazzo Kazako! Se i legali della donna, come dicono e come è ovvio, hanno fatto notare lo status del marito, l’espulsione non andava fatta e basta. Era illegale.
Certo c’è la responsabilità politica, in questo caso oggettiva, perché Alfano e Bonino e Letta dicono di non averne saputo niente se non a cose fatte, ma c’è soprattutto quella più diretta, lampante, giuridica dei magistrati che avrebbero dovuto garantire la legalità del processo e invece hanno violato la legge. Che poi, un mese dopo e a scandalo sui giornali, abbiano ribaltato la sentenza non cambia le cose.

Io ovviamente non so se Alfano o Bonino o Letta sapessero che cosa stava succedendo. Loro dicono di no e al momento non ci sono elementi che li possano smentire (la prova contro Alfano per ora non c’è, anche se l’aver dirottato l’ambasciatore kazako che gli aveva chiesto un incontro sul suo capo di gabinetto invece che sulla Farnesina non depone a favore della sua prontezza di riflessi). Mi pare però bizzarro che gli alti funzionari del Viminale abbiano preso direttive da un diplomatico straniero senza curarsi di coinvolgere i vertici politici del governo o la Farnesina.
Sono stati così sciatti da non capire la portata di un possibile caso internazionale? Non hanno fatto nemmeno una ricerca su internet per capire chi stavano arrestando?
Se è così, e loro dicono sia così, sono loro quelli che si devono dimettere, tutti. Altro che «abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine». No, non ne abbiamo per niente se alla prima richiesta di un diplomatico straniero (e che straniero), certo supportata da un mandato di cattura internazionale, si mettono a disposizione usi a obbedir tacendo come se fossero un corpo dello stato kazako. Certo, il loro operato è stato legittimato da quattro magistrati, ma siamo di nuovo lì: i magistrati che avrebbero dovuto garantire la legittimità dell’operazione non hanno applicato la legge, anzi l’hanno violata. Nessuno, ovviamente, parla dei magistrati. Non è antiberlusconiamente corretto.

Diciamo che sono tutti responsabili del patatrac. Il governo Letta  (che al ricopiatore del post non piace - non prendo impegni per l'autore) perché è avvenuto tutto a sua insaputa, e i governi che non sanno che non controllano i corpi dello Stato significa che non governano. I funzionari del Viminale che, al minimo, hanno agito in modo superficiale. I magistrati che non hanno applicato la legge. Chiedere le dimissioni del solo Alfano vuol dire esattamente insabbiare il caso che, in mancanza di altri riscontri, mi pare di incompetenza, sciatteria e superficialità. Un ritratto dell’Italia, insomma.

Le frasi in corsivo sono mie e non dell'autore originale del post.




permalink | inviato da albertolupi il 18/7/2013 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
dai che ci divertiamo (quisss)
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2013


È un’estate sempre più orwelliana. I maiali hanno preso il potere anche nella fattoria Italia. Secondo lo schema della favola satirica dello scrittore inglese, dove gli animali scacciano il fattore. Così questa rubrica, che voleva raccontare metaforicamente le bestialità della nostra classe politica e intellettuale, deve fare i conti con la realizzazione filologica della «Fattoria degli animali». Ma le recenti dichiarazioni di Roberto Calderoli (uno che per boicottare la costruzione di una moschea è disposto a portare un maiale in giro a urinare) hanno solo rimontato con schiuma un fango antico. Prendiamo queste righe del 2004: «Condoleeza, con quelle guancette da impunita, è la “lider maxima” delle donne-scimmia». Che fare? «Lo sparerei direttamente a lei, il colpo… con dolcezza». Chi le ha dette o scritte? Ipotesi a) Umberto Bossi con in mano un «fucile bergamasco»; b) Lidia Ravera in una folle filippica di genere; c) Piero Angela che presenta un documentario sbagliato. La risposta giusta è b), Ravera, autrice di «Porci con le ali» (del 1976, da poco ripubblicato per Bompiani), attualmente assessore alla cultura nel Lazio del democratico Nicola Zingaretti. Sull’«Unità» del 25 novembre 2004, Ravera scrisse un articolo violentissimo contro la Rice, neosegretaria di Stato americana voluta da Bush junior, elogiata invece da altre donne. Dopo le polemiche di rito, Ravera disse che quella frase si riferiva alla donna «scimmia» in quanto schiava dell’uomo. Ignorando così del tutto la teoria della gallese Elaine Morgan (morta venerdì scorso a 92 anni) che, nel bestseller «L’origine della donna» (libro del 1972, in Italia è stato ristampato da Castelvecchi), ribaltava la teoria considerata machista di Darwin & Co: gli esseri umani, sostiene Morgan, discendono da primati che vivevano in habitat acquosi, dove la femmina aveva un ruolo centrale, rispetto alla «cugina» che stava col maschio cacciatore sulla terraferma (un tipo alla Calderoli). Per il papà del Porcellum e l’ex porcellina con le ali, dunque, discendiamo tutti dalle scimmie. Ma le donne di colore, molto di più.




permalink | inviato da albertolupi il 18/7/2013 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lo specchio infranto
post pubblicato in diario, il 17 luglio 2013


            Alcune donne, trovandosi nell’impossibilità di porre allo specchio la fatidica domanda: «Chi è la più bella del reame?», per téma di ricevere una schietta risposta, preferiscono infrangere ogni superficie riflettente al fine di esorcizzare il pensiero che l’uomo, giudice non altrettanto severo, non abbia a fare scomodi confronti.

Ma questa è una sciocchezza, come il bordone di certe politichesse....




permalink | inviato da albertolupi il 17/7/2013 alle 20:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Grande Gioco
post pubblicato in diario, il 17 luglio 2013


 

Il termine “Grande gioco” (in inglese The Great Game o Tournament of Shadows, in russo suona: Turniry Teney, il "Torneo delle ombre") definì il conflitto strisciante, caratterizzato soprattutto dall'attività delle diplomazie e dei servizi segreti, che contrappose Gran Bretagna e Russia in Medio Oriente e Asia centrale nel corso di tutto il XIX secolo.

 

La nascita del termine "Il Grande Gioco" è di solito attribuita ad Arthur Conolly (1807-1842) che lo utilizzò per primo nel 1829, ma è stato introdotto nell’uso comune dal romanziere britannico Rudyard Kipling nel suo romanzo Kim (1901).

 

Recentemente il termine è tornato in voga in Occidente per identificare le attività di Stati Uniti e Russia per il controllo dell'Asia centrale, dalle repubbliche dell'ex Unione sovietica (Azerbaijan, Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan) fino ad Afghanistan e Pakistan, ed anzi si è parlato di "Nuovo Grande Gioco".

 

Nel Grande Gioco della diplomazia planetaria l'Italia schiera piccoli giocatori. Ieri un Ministro della Repubblica (non il giornale) ha dimostrato tutta la sua sudditanza psicologica nei confronti della Repubblica (il giornale). Alfano ha perso la straordinaria occasione di far vedere che non ha paura di una redazione potente e rumorosa, ma pure sempre una redazione di giornale. Avrebbe dovuto spiegare e supportare una normale, normalissima questione diplomatica, quale il rendere un favore ad un paese, il Kazakhistan, potenza nucleare e detentore di enormi risorse naturali che a noi, felici denuclearizzati, fanno maledettamente comodo. Come ha detto Letta: “Italia moderna perché Kyenge ministro". Letta è, in tutta evidenza, molto più razzista di Calderoli.

 




permalink | inviato da albertolupi il 17/7/2013 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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