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proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
delle mezze stagioni, che non ci sono più
post pubblicato in diario, il 26 ottobre 2010


Quello in arrivo sarà un inverno rigido – secondo il dispaccio dell’ANSA, ma che porterà meno pioggia e neve rispetto allo scorso anno, sarebbe interessante sapere se quello sia stato particolarmente bagnato, ma sorvoliamo. La previsione e' del meteorologo Andrea Giuliacci, che sottolinea come questo sia un “autunno che fa sul serio, con neve a quote relativamente basse e temperature che sono già da inizi dicembre”. “Dal 2008 - rileva Giuliacci - l'autunno e' ritornato a valori di temperature nella normalità, e quest'anno l'autunno e l'inverno saranno in linea con l'andamento degli ultimi due anni”. il mondo sta andando arrosto, il freddo sarà un bel ricordo, le mezze stagioni non esistono più. Ah, dall’alto della sua erudizione (aveva infatti anche quella), Giacomo Leopardi nei Pensieri (cfr. n. XXXIX) ironeggiava, attraverso citazioni di vari autori, sul detto secondo cui non ci sono più le mezze stagioni. Prove alla mano, egli indicava come non ci fosse nulla di più costante che il ripetere, nel corso delle epoche, quel «non ci sono più» scriveva il Magalotti nel 1683: “egli è pur certo che l’ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce e querela comune, che i mezzi tempi non vi son più; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno. Io ho udito dire a mio padre, che in sua gioventù, a Roma, la mattina di pasqua di resurrezione, ognuno si rivestiva da state. Adesso chi non ha bisogno d’impegnar la camiciuola, vi so dire che si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima cosa di quelle ch’ei portava nel cuor dell’inverno”.




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finezze
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2010


Pare che un nuovo insulto sia entrato nel vocabolario della linua che fu creata da Dante, Boccaccio, Petrarca, e di cui non abbiamo invece il nome dei responsabili della distruzione: “Canadese”:

 
Fiat, frecciata di Fini a Marchionne
"Più canadese che italiano"
 
 
Il più grande esodo migratorio della storia moderna, prima dell’ondata attuale che dal terzo mondo si è riversata nel primo, è stato quello degli Italiani.
 
A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell'arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all'ammontare della popolazione al momento dell'Unità d'Italia si avventurava verso l'ignoto. Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l'esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell'intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento) e il Piemonte (12,5 per cento). Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia. Gli italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci. Gli italiani all'estero secondo le stime del Ministero per gli Affari Esteri erano nel 1986 5.115.747, di cui il 43 per cento nelle Americhe e il 42,9 in Europa. L'entità delle collettività di origine italiana ammonta invece a decine di milioni, comprendendo i discendenti degli immigrati nei vari paesi. Al primo posto troviamo l'Argentina con 15 milioni di persone, gli Stati Uniti con 12 milioni, il Brasile con 8 milioni, il Canada con un milione e l'Australia con 540.000 persone.
 
Non credo paragonabile alla immigrazione straniera nel Chiantishire.
 

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permalink | inviato da albertolupi il 25/10/2010 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
giustizia
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2010


Parrebbe – dalla vulgata della stampa e della televisione che la giustizia in Italia abbia i suoi guai imposti dall’esterno, ma sarà vero?

 
Italia al top in Europa per i finanziamenti al sistema giustizia, anche se i risultati non sempre dimostrano un'efficienza pari all'impegno economico profuso e nonostante la decisa contrazione della "dote" per procure e pubblici ministeri. L'analisi comparata, che fotografa la situazione al dicembre 2008, emerge dal rapporto del Consiglio d'Europa realizzato per iniziativa della commissione europea per l'efficienza della giustizia.



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Morire a impatto zero
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2010


Un'azienda australiana ha creato l'acquamazione, un nuova tecnica per disporre dei resti di un defunto, secondo il direttore dell'Aquamation, il processo sarebbe più economico e sostenibile della cremazione. Per questi motivi, in molti stanno cercando metodi “verdi” per trattare i nostri resti. Time ha intervistato l’ex impresario di pompe funebri John Humphries, ora direttore di Aquamation Industries, una ditta australiana nata lo scorso agosto che sembra aver trovato un modo economico per gestire i corpi a impatto zero, o quasi.

La “acquamazione” funziona attraverso un processo chiamato idrolisi alcalina, in cui il corpo viene sistemato in una vasca di acciaio inossidabile che contiene una soluzione di idrossido di potassio e acqua alla temperatura di 93 gradi centigradi. Dopo quattro ore in questo stato, tutto ciò che rimane del corpo sono le ossa — a quel punto diventate molto meno rigide — che una volta ridotte in polvere vengono restituite ai familiari del defunto. Humphries specifica che il liquido rimasto non contiene DNA e la procedura sfrutta dal 5 al 10 per cento dell’energia usata nella cremazione. E alla fine del processo i residui liquidi possono essere riciclati: se il loro pH ha un valore alcalinico troppo alto si può aggiungere aceto o acido citrico e a quel punto, spiega Humphries, si possono usare anche per innaffiare le rose in giardino.

Al momento, l’unica unità funzionante di acquamazione si trova all’Eco Memorial Park sulla Gold Coast in Australia, una meta turistica che sembra un luogo insolito per un’azienda funebre all’avanguardia. Humphries dice che più di quindici nuove unità d’acquamazione sono state vendute a imprese funebri in giro per l’Australia, e saranno attive entro nove mesi. Più di sessanta persone, continua Humphries, hanno già pagato per essere acquamate, e l’azienda è stata inondata di telefonate dopo la pubblicazione di un articolo sul Sidney Morning Herald. In un sondaggio a fianco dell’articolo ben il 68 per cento delle 2.065 persone interpellate considererebbe la possibilità di essere acquamato.

Al momento, una volta morti è molto probabile che il nostro corpo venga seppellito o cremato. Ma da quando i problemi ambientali sono per forza di cose balzati in cima alle priorità (almeno dichiarate) di aziende e governi, in molti si sono accorti che i due trattamenti dei resti di un defunto più diffusi in occidente non sono ecologicamente sostenibili. La maggior parte delle bare sono costruite con truciolati non biodegradabili e quelle biodegradibili lasciano filtrare nel terreno la formaldeide cancerogena con cui sono imbalsamati i corpi. E ogni cadavere e bara cremati alla temperatura di 850 gradi rilasciano nell’atmosfera circa 160 kg di gas serra, come stabilito da una ricerca dell’Università di Melbourne. Più di quel che il defunto ha rilasciato andando in macchina, forse.




permalink | inviato da albertolupi il 21/10/2010 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
venti, tassa sui?
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2010


I VENTI del pianeta stanno rallentando. E il fenomeno riguarda soprattutto l'emisfero settentrionale. Sono questi i risultati di una ricerca pubblicata su Nature Geoscience e realizzata da Robert Vautard della Université de Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines, in Francia. La velocità delle masse d'aria, calcolata a livello del suolo, è diminuita del 10% nell'arco degli ultimi 30 anni. Studi precedenti avevano già scoperto che negli Stati Uniti, Australia, Cina e in alcune zone d'Europa la forza dei movimenti delle masse d'aria era calata in prossimità della superficie, ma non avevano individuato le cause del fenomeno, anche se tra le ragioni principali venivano indicati i cambiamenti climatici.

I dati raccolti da Vautard dimostrerebbero che il 60% del fenomeno sia da imputare all'aumento della vegetazione dell'emisfero settentrionale.

I cittadini tedeschi pagano le loro bollette elettriche un 10% in più a causa della deriva ecologista. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung scompone la bolletta media in questo modo: il 35% è dovuto al costo di produzione; il 24% alla gestione della rete di distribuzione; il resto alle tasse. Tra queste, dopo l'IVA (al 19%) primeggia quella sancita da una legge sulle energie rinnovabili (la "EEG", in tedesco Ernëerbare Energien Gesetz), il cui peso è andato crescendo per sostenere lo sviluppo e l'estensione delle relative applicazioni: mulini a vento, pannelli fotovoltaici, ecc.

Insomma: una tassa sul deserto che non c'è!

 




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2208
post pubblicato in diario, il 19 ottobre 2010


parole, incomprensibili.




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150!
post pubblicato in diario, il 15 ottobre 2010


Eva Klotz è accusata di vilipendio al tricolore per via di un manifesto prodotto e diffuso dal suo partito. Il manifesto voleva mostrare una scopa passare sopra la bandiera italiana, facendone sparire la banda verde e facendo quindi restare soltanto il rosso e il bianco, i colori del Tirolo.

Poi una scritta in tedesco: “90 Jahre Annexion – 90 Jahre Unrecht”. “Novant’anni di annessione, novant’anni di ingiustizia”. Il riferimento è al novantesimo anniversario dell’annessione dell’Alto Adige all’Italia, avvenuta il 10 ottobre del 1920. L’accusa le è stata formulata dalla procura della Repubblica di Bolzano: su richiesta del procuratore capo Guido Rispoli, il giudice Isabella Martin ha firmato il sequestro preventivo di tutti gli ottocento manifesti che stavano per essere affissi in tutto l’Alto Adige.

“Da 90 anni stiamo lottando contro i problemi dell’Italia sempre più difficili in politica ed economia. Senza l’Italia questo non lo avremmo dovuto affrontare. Da 90 anni dobbiamo arginare il caos creato dallo Stato italiano. E questo non ci è costato solo economicamente, ma pure in termini di forze ed energie politiche, che si sarebbero potute investire molto meglio nel sociale o in campo culturale"

Per noi nella penisola gli anni di occupazione sono 150!




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lo stato (est)etico
post pubblicato in diario, il 15 ottobre 2010


L’ultima trovata del paternalismo di stato è opera del sindaco di New York Michael Bloomberg, in nome della lotta all’obesità. Il magnate dei media economico-finanziari vuole aiutare i suoi cittadini a dimagrire, auspica che si tengano in forma, spera che restino «fit». Così ha chiesto al Dipartimento dell’Agricoltura di Washington di vietare l’acquisto di bibite gassate e zuccherate con i food stamp, i buoni alimentari che il governo federale fornisce a circa 40 milioni di americani indigenti (1,7 residenti a New York). Secondo il sindaco milionario, dunque, un povero è meglio che non beva Coca Cola, che non si disseti con un tè freddo, che non pasteggi a Sprite a spese del contribuente. L’idea di Bloomberg riguarda le bevande che contengono più di 10 calorie per lattina, ma anche i succhi di frutta con aggiunta di zucchero. La dottrina dello stato etico, negli anni 10, si allarga fino a diventare stato estetico.

meravigliosa corrispondenza




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a vuoto
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2010


Lunghissimo scritto dell’amico Piero sull’orchidea di Rosy Bindi.

Concordo che associare il nome di Dio a RB forse un pronunciare invano (vale a dire secondo l’etimo «a vuoto» - e ciò vale anche per l’ebraico la-shawe’) il nome del Signore, ma non solo per il PM!

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il porto
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2010


Nello stesso giorno in cui una delegazione dell’Ue è atterrata a Tripoli per perfezionare gli accordi anti-immigrazione, un barcone con settanta disperati, secondo le ultime stime, o centocinquanta, come si era detto nella mattinata di ieri, finiva la sua navigazione a Capoportiere vicino a Latina.

Ora, daccordo il mare è il mare ma che una barca arrivi alle porte di Roma è un po' troppo. Mi viene in mente una vecchia battuta: la Royal Navy apprezza il rum, la nostra marina il porto.




permalink | inviato da albertolupi il 5/10/2010 alle 15:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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