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proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
Da non perdere
post pubblicato in diario, il 11 gennaio 2014


On the last day of 2013, one of the weirdest religious stories for ages appeared on the news wires. The Vatican had officially denied that Pope Francis intended to abolish sin. It sounded like a spoof, but wasn’t. Who had goaded the Vatican into commenting on something so improbable? It turned out to be one of Italy’s most distinguished journalists: Eugenio Scalfari, co-founder of the left-wing newspaper La Repubblica, who had published an article entitled ‘Francis’s Revolution: he has abolished sin’. Why would anyone, let alone a very highly regarded thinker and writer like Scalfari, believe the Pope had done away with such a basic tenet of Christian theology? Well, since he took charge last year, Francis has been made into a superstar of the liberal left. His humble background (he is a former bouncer), his dislike for the trappings of office (he cooks his own spaghetti) and his emphasis on the church’s concern for the poor has made liberals, even atheists like Scalfari, suppose that he is as hostile to church dogma as they are. They assume, in other words, that the Pope isn’t Catholic. Last year few left-leaning commentators could resist falling for the foot-washing Jesuit from Buenos Aires. In column after column they projected their deepest hopes on to Francis — he is, they think, the man who will finally bring enlightened liberal values to the Catholic church. In November Guardian writer Jonathan Freedland argued that Francis was ‘the obvious new hero of the left’ and that portraits of the Supreme Pontiff should replace fading Obama posters on ‘the walls of the world’s student bedrooms’. Just days later Francis preached a homily denouncing what he called ‘adolescent progressivism’, but people see and hear what they want to, so no one took any notice of that. That is how the Pope has come to be spun as a left-liberal idol. Whenever he proves himself loyal to Catholic teaching — denouncing abortion, for instance, or saying that same-sex marriage is an ‘anthropological regression’ — his liberal fan base turns a deaf ear. Last month America’s oldest gay magazine, the Advocate, hailed Francis as its person of the year because of the compassion he had expressed towards homosexuals. It was hardly a revolution: Article 2358 of the Catholic church’s catechism calls for gay people to be treated with ‘respect, compassion and sensitivity’. In simply restating Catholic teaching, however, Francis was hailed as a hero. When a Maltese bishop said the Pope had told him he was ‘shocked’ by the idea of gay adoption, that barely made a splash. Time magazine, too, made Francis person of the year, hailing him for his ‘rejection of Church dogma’ — as if he had declared that from now on there would be two rather than three Persons of the Holy Trinity. But for cockeyed lionisation of Francis it would be hard to beat the editors of Esquire, who somehow managed to convince themselves that a figure who wears the same outfit every day was the best dressed man of 2013. Some pundits have noticed the gulf between what you might call the Fantasy Francis — the figure conjured up by liberal imagination — and the actual occupant of the Chair of St Peter. James Bloodworth, editor of the political blog Left Foot Forward, recently urged his journalistic allies to show some restraint. ‘Pope Francis’s position on most issues should make the hair of every liberal curl,’ he wrote. ‘Instead we get article after article of saccharine from people who really should know better.’ Is Bloodworth’s remark a sign of a coming secular backlash against the new Pope? For a while, it seemed inevitable that the new Pope’s fans would come to realise he is not about to bless women bishops, condom use, gay marriage and abortion — and then they would turn on him. Now, that seems unlikely. Having invented the Fantasy Francis, his liberal well-wishers may never want to kill off their creation. Consider the Obama analogy. Like Francis, the US president was a telegenic figure who followed an unpopular predecessor with a promise of radical change. Like Francis, he rose to worldwide prominence with incredible speed, bringing a complicated personal history that could be read in multiple ways. And like Francis, he inspired an almost eerie consensus among the commentariat. The most influential media outlets decided he was essentially a decent guy and judged him thereafter on his intentions rather than his achievements, blamed his failures largely on his enemies and backed him whenever he needed it most. Francis is not, of course, the new Obama, but he enjoys the same charmed relationship with journalists. Yes, the honeymoon will end, as it did with the president, but this looks like the start of a happy, lifelong marriage.

 

(Dallo Spectator)


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multiculturalismo
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2010


Antisemitismo e omofobia vengono insegnati agli studenti delle scuole musulmane presenti nel Regno Unito. E' quanto ha denunciato la trasmissione Panorama della Bbc, precisando che sono oltre 40 i 'Club di studenti e le scuole saudite nel Regno Unito e in Irlanda' che applicano il programma di studi saudita, con libri di testo che spiegano come vengono tagliati mani e piedi ai ladri, come siano puniti gli omosessuali e in cui si chiede di elencare le "riprovevoli" qualità del popolo ebraico. Sono circa 5.000 i ragazzi che frequentano le scuole finite sotto accusa. Immediata la reazione del governo, con il ministro dell'Istruzione Michael Gove che ha affermato che non c'è spazio nel Paese per gli insegnamenti sauditi su ebrei e omosessuali.

Vedremo come va a finire.....

guidici a Camerino
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2010


Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha rimosso il giudice Tosti (non confondere con l'omonimo frate benedettino) dall'ordine giudiziario. Di fronte all'alternativa postagli dal coraggioso giudice di rimuovere i crocifissi dalle aule giudiziarie (in subordine esporre la Menorah) o di rimuovere lui, ha scelto di cacciarlo fuori dall'ordine del magistrati.
Questo fatto segnala un problema di laicità dello Stato italiamo: nella giornata di oggi è contemporaneo al ricorso del governo italiano, a suo tempo annunziato dal Ministro Gelmini, alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che dava ragione ai genitori di Padova che avevano contestato la presenza del Crocifisso in una aula scolastica.

Il Paese in cui avviene questo è lo stesso in cui medici cattolici dei pubblici ospedali del servizio sanitario nazionale possono rifiutarsi di praticare l'aborto perché obiettori di coscienza senza dover rinunziare al loro posto di lavoro ed al loro stipendio. La pretesa di imporre i crocifissi nei pubblici uffici è stata sempre talmente priva di ragione da essere giustificata come espressione della "cultura" nazionale. Questa giustificazione è ufficialmente sostenuta dal Vaticano il quale si rende conto che non esistono ragioni per imporre erga omnes il simbolo della religione cattolica.
La religione (fuori dai regimi teocratici) è un fatto privato.
In Italia, dal 1870 al 1929 non è mai esistito nei pubblici uffici ed in Europa non esiste quasi dappertutto.
La pretesa di imporne la presenza arrivando financo a punire coloro che non lo espongono è coerente con un'ossessione identitaria , con la voglia di fare del crocifisso uno strumento per affermare la primazia di un “Occidente” cattolico-romano-italico sull'Islam e su ogni altra cultura.

Il fronte della laicità è indebolito ed in preda al marasma. Il Partito Radicale che è stato tra i più coerenti sostenitori di Tosti probabilmente non interverrà con la dovuta forza dal momento che Emma Bonino, candidata al governatorato del Lazio, dovrà blandire l'elettorato cattolico ed il PD
non è più in grado di connettere e di stare dietro una razionale linea di condotta essendo in preda a pulsioni diverse e contrapposte.

Meraviglia non poco il comportamento del CSM che difende a spada tratta l'indipendenza del potere giudiziario dal Governo, e dallo stesso Parlamento, ed allontana dai suoi ranghi un suo esponente che la vorrebbe indipendente anche dal dominio clericale.

A molti (me compreso) non sono chiari gli esatti contorni della vicenda, secondo alcuni, in sintesi la vicenda odierna del giudice Tosti, si può riassumere così: "Giudice di religione ebraica viene rimosso dall'ordine giudiziario per essersi rifiutato di conformarsi a una legge fascista (attualmente incostituzionale) che gli impone di esercitare il suo lavoro in presenza di un simbolo cristiano". Come si fa ad accettare una simile decisione del CSM ? A complicare le cose – in sede penale – lo stesso Tosti era stato assolto per questa stessa vicenda dall’accusa di omissione di atti d’ufficio, perché il magistrato era stato sostituito e dunque le udienze erano state regolarmente celebrate. D'altra parte però: «tale condotta era persistita nonostante la messa a disposizione da parte del Presidente del Tribunale di un’aula priva di simboli religiosi», salta fuori da un'altra fonte. Ora è un po' difficile comprendere se si tratti di un fatto che perequava il giudice o (come la definisce lui un'aula ghetto).

Leggendo in qua e là compreso quel che lo stesso scrive, il giudice Tosti è un nostro concittadino di religione ebraica (non è ateo o agnostico!) che di mestiere fa il giudice. Ha chiesto il diritto, quando lui tiene udienza, di sostituire/affiancare il crocifisso con un simbolo ebraico, in nome del principio dell'uguaglianza. Tale diritto a esporre simboli religiosi ebraici gli è stato negato. Non potendo esporre simboli religiosi ebraici, il giudice Tosti ha richiesto, in nome dell'Art. 3 della nostra costituzione di rimuovere il crocifisso dall'aula in cui tiene udienza. Tale diritto gli è stato negato in virtù di un regolamento fascista, che però è stato dichiarato in passato **incostituzionale** dalla Corte Costituzionale. Perché non ci indigniamo tutti? Sinistri e destri? Cattolici o no?


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ditemi che non e' vero....
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2010


purtroppo pero' lo e'. Io (caso mai interessasse) appartengo alla categoria del NONCOGNITIVISMO. O per chi ama i temini tecnici sono un apofatista.

Cio' che mi stupisce e' la scienziata, che non dovrebbe cadere in trappoloni simili. Eventualmente per chiarimenti potete cominciare da qua, oppure qua.

Mo stupisco, comunque anche del prelato: «Quid ergo dicamus, fratres, de Deo? Si enim quod vis dicere, si cepisti, non est Deus: si comprehendere potuisti, aliud pro Deo comprehendisti. Si quasi comprehendere potuisti, cogitatione tua te decepisti. Hoc ergo non est, si comprehendisti: si autem hoc est, non comprehendisti. Quid ergo vis loqui, quod comprehendere non potuisti?» (in ITALIANO): «Cosa potremo dunque dire di Dio? Poiché se tu dichiari di poterne dare una definizione, quella non sarebbe la definizione di Dio. Se tu dichiari di aver compreso cosa Dio sia, ciò significa che tu hai compreso qualcosa di diverso e che non è Dio. Se tu dichiari di averlo compreso con il pensiero, ciò significa che con tale pensiero hai voluto ingannarti. Ciò, quindi, non è Dio, se dichiari di averlo compreso. E se lo è, allora non puoi averlo davvero compreso. Perché dunque vuoi parlare di ciò che non hai potuto comprendere?»
(Agostino di Ippona, Sermo 52, 16: PL 38, 360)

 


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non occorre...
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2010


essere sempre daccordo con qualcumo, anzi si puo' essere spesso in disaccordo. Ma quando qualcuno con cui sei spesso in disaccordo dice o scive una cosa giusta lo si segnala!

 

p.s. purtroppi G.L. permette ogno fesseria di commento, ed i commenti sono in gran parte orribili: e' la rete, bellezza!


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e ci si lamenta
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2010


Dopo tante lamentele sulle disgrazie d'Italia una bella notizia sulla tolleranza religiosa nel nostro paese, per il resto del momdo?Ciccia.


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Paradise Now
post pubblicato in diario, il 30 dicembre 2009


 VIAGGIO NELLA TESTA D'UN TERRORISTA: "MI SENTO DEPRESSO E SENZA AMICI” (in romagnolo: uno “sfighè”- IL “WASHINGTON POST” È RIUSCITO A SCOVARE SU INTERNET IL DIARIO SEGRETO (adesso le cose segrete si trovano su internet, come le avventure dello sparatore di Fort Hood – mai pensato di usare Google per trovare terroristi?) DI UMAR - ARRIVANO I TERRORISTI DEI QUARTIERI ALTI TUTTI COLLEGE, CORANO E TRITOLO


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vedere o chiudere gli occhi?
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2009


Vi sono molte cose che non vogliamo vedere.


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a parte qua
post pubblicato in diario, il 6 novembre 2009


Ovviamente dovete sapere francese ed inglese.

Ma a parte qua dove trovate segnalata sta roba?


Ad ogni modo andate molto cauti con la seconda, specie quando critica la nomina del giudice italiano, andate a leggere la nota 43!


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Pace, pane, progresso, e libertà (2 da leggere dopo il post sotto, o prima)
post pubblicato in diario, il 28 ottobre 2009


OK! allora non vi ricordate quello slogan che finiva con “VIA L'ODIATO GOVERNO COLOMBO”. vi Ma ricordate quelli sul Vietnam? Perché se  volete cose più blasonate della stampa berlusconiana abbiamo di Marco Masciaga da "Il sole 24ore" del 22 ottobre 2009  la “Caccia in Vietnam ai monaci Zen”

«No electricity, no water, no food: no problem!». Se non ci fossero a disposizione che una manciata di parole per raccontare lo spirito con cui i monaci zen del monastero di Bat Nha stanno affrontando la repressione del regime vietnamita, le più appropriate sarebbero quelle Tam Thuong, una novizia. In quel «niente elettricità, niente acqua, niente cibo: nessun problema!», scritto alcuni giorni fa in una lettera c’è molto dello spirito che anima una delle correnti meno dogmatiche e più introspettive del buddismo che fa riferimento al monaco Thich Nhat Hanh. E c’è la forza di chi non intende piegarsi al voltafaccia del governo di Hanoi che nel 2005, in cerca di una patente di rispettabilità internazionale, ha creato i presupposti per la nascita del monastero e lo scorso settembre ne ha incoraggiato lo scempio. Dopo le prime avvisaglie di fine 2008, i monaci del monastero di Bat Nha hanno subìto un primo attacco lo scorso giugno, quando si sono trovati assediati da una folla ostile composta, secondo alcune fonti, anche da agenti di polizia in borghese. Un tentativo di sgombero che i monaci hanno respinto, ma che li ha lasciati isolati per giorni senza acqua, luce, telefono e cibo. Un prologo di quanto sarebbe accaduto a settembre, con un secondo attacco, i pestaggi e l’arresto di due religiosi di cui da allora si sono perse le tracce. «Ci hanno insultato, ci hanno picchiato in modo brutale», ha raccontato a Radio Free Asia uno dei monaci aggrediti. «Hanno fatto a pezzi i nostri vestiti, per umiliarci, sfasciando qualsiasi cosa fosse alla loro portata».
«Quello che è seguito è stato lo sgombero di Bat Nha», probabilmente deciso dal governo e messo in atto anche con l’aiuto della polizia, spiega al telefono una delle religiose che sta seguendo l’evolversi della situazione dalla Francia, dove il monaco Thich Nhat Hanh, costretto a fuggire dal suo paese, ha fondato la comunità di Plum Village. «In questo momento - spiega - i monaci sono ospiti di un altro monastero, ma sapere con esattezza in quanti siano è impossibile. Comunque più di 300. Alcuni di loro sono stati portati via dalla polizia, altri hanno ceduto alle preghiere dei propri familiari perché rinunciassero a resistere. Salvo poi scoprire che erano state le stesse autorità a obbligare i parenti a fare quegli appelli».
Nell’ultimo quinquennio sono cambiate molte cose per la libertà religiosa in Vietnam. Non sempre nella direzione auspicata da chi chiedeva più uguaglianza. Nel 2005 il Vietnam continuava a figurare nella lista dei "Countries of particular concern" stilata dal dipartimento di Stato americano valutando anche i limiti alla libertà di religione. Un biglietto da visita imbarazzante per un paese in cerca di sdoganamento internazionale e ansioso di entrare a far parte della WTO.
L’anno successivo la black list era un ricordo e l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio una realtà. Merito sia di alcune riforme che di alcuni gesti dal forte valore simbolico. Come quello di invitare Thich Nhat Hanh, il carismatico maestro zen seguito dai monaci di Bat Nha, a rientrare in patria dopo un esilio di 39 anni. Una volta incassato l’ingresso nella WTO - sostengono alcuni osservatori - il nuovo clima di tolleranza verso le minoranze religiose si è affievolito, facendo posto all’approccio repressivo di un tempo.
E tra i bersagli principali sono finiti proprio i seguaci del maestro Thich Nhat Hanh. Colpevole, secondo alcuni, di avere espresso la propria solidarietà al Dalai Lama, irritando così la Cina, suscettibile alleato del governo. Temuto, secondo altri, perché portatore di un’interpretazione del buddismo moderna - ha 27.494 fan su Facebook e 8.046 follower su Twitter - e popolare tra i ceti più colti (quindi pericolosi) e dinamici della società vietnamita. «Il governo - spiega Elaine Pearson, vicedirettrice per l’Asia di Human Rights Watch - vede diversi gruppi religiosi, in particolare quelli su cui teme di non poter esercitare il proprio controllo, come una sfida all’autorità del Partito comunista».
Non a caso - documenta un recente rapporto della Commissione USA sulle libertà religiose nel mondo - in Vietnam continua a essere routine la schedatura di chi si reca in un luogo di culto e la dissuasione nei confronti dei potenziali nuovi adepti rimane una pratica diffusa. Non solo. Grazie allo zelo di alcuni funzionari, in certe zone del paese l’accesso ai servizi essenziali come scuola e sanità è prerogativa solo di chi non professa alcun culto o di chi si dichiara vicino a uno di quelli "benedetti" dal regime.
Tutte discriminazioni che, almeno per il momento, non sembrano in grado di poter incrinare la serena determinazione dei monaci zen di Bat Nha. «Per favore - si chiude la lettera della novizia Tam Thoung - non ci obbligate a rinunciare al nostro monastero e ai nostri insegnamenti. Non separate i nostri fratelli e le nostre sorelle. Non chiediamo altro di poter professare la nostra religione in pace».  
 

 


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