.
Annunci online

proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
la terrazza
post pubblicato in diario, il 4 giugno 2013


La razza padrona ha ceduto il passo alla terrazza padrona. Nel mondo (soprattutto romano) un tempo popolato dai radical chic, vi sono stati grandi mutamenti. La ricca borghesia non è più radical e in quanto allo chic ormai va di moda sembrare cheap. Il massimalismo politico, tendenza rivoluzionaria, è scomparso. L'erede del radical chic, l'aristo-democratico innamorato del popolo a patto che si tenga a distanza, non contempla la rivolta ma la Resistenza basata «sulla rifondazione morale ed estetica, che incarni decenza e bellezza». Così scrive Daniela Ranieri in “AristoDem. Discorso sui nuovi radical chic” (Ponte alle Grazie, pagg. 275, euro 16; in libreria giovedì). Non un pamphlet, ma un saggio di antropologia acuto e divertente.

Chi sono dunque, e cosa vogliono, gli aristo-democratici? In teoria, essi sono «inclusivi, libertari e popolari». In pratica esprimono «una nobiltà naturale attraverso la scelta dei costumi, dei vestiti, delle conoscenze, dei luoghi da visitare». Parlano un singolare linguaggio stereotipato. Il loro è «un sentire altro, un ragionare altro, un comunicare altro», cioè proiettato verso una luminosa idea di progresso. Ogni cosa è metafora di un'altra (l'autrice consiglia di dare una occhiata alle didascalie del MAXXI, il museo d'arte contemporanea presieduto dall'AristoDem Melandri: il regno della metafora). Il procedere per metafore è segno di immobilismo culturale e di una certa vigliaccheria, quella che impedisce di andare al cuore del problema senza ornarlo di figure retoriche. Ranieri è una vera entomologa dell'AristoDem. Ne passa in rassegna le case finto-umili, con inserti in legno grezzo preziosi per suggerire un'aura di povertà e vita vissuta. Assaggia le specialità della tavola: da una parte il cibo equo-solidale, proveniente dal terzo mondo; dall'altra leccornie a chilometro zero, cibo non infettato dal «potere delle mafie» e dall'arbitrio «arrogante delle multinazionali». Osserva l'ostentata indifferenza verso i simboli della ricchezza, di solito tipica di chi è fornito di palanche. Ragiona sulla polemica relativa al «corpo delle donne» e si chiede se, alla fine, non produrrà un esito paradossale, cioè riaffermare la morale tradizionale «ammessa o imposta dalle destre» e (orrore!) dal cattolicesimo.

Le pagine più sferzanti del libro, perché vanno a toccare il cuore del narcisismo e della pretesa superiorità AristoDem, sono quelle dedicate alla cultura. Daniela Ranieri scrive che la borghesia intellettuale ha rinunciato alla cultura alta, un tempo «vessillo della propria distinzione». Il nuovo radical chic «rivaluta, recupera, risignifica, nobilità tutto ciò che era (o è) considerato basso ma genuino, basso ma sincero, basso ma sano, basso ma locale». E qui al lettore sembra di vedere Veltroni esaltare la cinematografia di Bombolo e Cannavale (con tutto il rispetto). Grande successo anche per chi mescola il serissimo al frivolo, con risatina postmoderna incorporata: «Omero a Kate Moss, Dante a Lindsay Lohan, il Macbeth a Costantino» (il tronista, non l'imperatore). E qui al lettore sembra di vedere una puntata a caso di Che tempo che fa, chez Fabio Fazio, o i comunicati stampa sui romanzi «di cui tutti parleranno», invariabilmente a metà strada tra Alessandro Manzoni e Federico Moccia (con tutto il rispetto). Sintesi mirabile dell'autrice: questo atteggiamento è il «triplo salto mortale dell'elitarismo che atterra ai piedi del sub-subculturale». Altro che midcult, siamo allo stracult. I filosofi? Bauman. I registi? Ozpetek. Un artista? Bene chiunque innalzi il brutto al livello del capolavoro o viceversa abbassi le più alte vette dell'ingegno al livello dello strada. Per aggiungere un tocco di originalità, piace anche il fascismo mistico, frase tipo: «Eliade, Jünger ed Evola hanno ancora tanto da insegnare». Citatissimo Pasolini, solo quello antimoderno, contro l'aborto, il moralista, il reazionario. E qui al lettore vengono in mente le pagine culturali di Repubblica, nonché l'intero catalogo Adelphi.

C'è spazio comunque per un secondo volume. Resta da spiegare la recente preferenza per il movimentismo alla Rodotà, Zagrebelsky, Saviano, con abiura sostanziale del Partito democratico. Del resto, la manifestazione fa curriculum senza impegnare ed è quindi coerente con il pensiero debole sposato in toto, anche in politica. E si potrebbe analizzare, sulla scia di Augusto Del Noce, come la rivoluzione abbia traslocato dalle piazze alle camere da letto: forse viene da questo mutamento storico l'attuale rilievo dato alla cosiddetta cultura di genere, e ai nuovi diritti da essa codificati.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cultura sincetismo cretinismo

permalink | inviato da albertolupi il 4/6/2013 alle 8:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
i cretini non sono solo oltre Atlantico
post pubblicato in diario, il 14 settembre 2010


Il post sotto (osia precedente) riportava un pesante giudizio su di un presunto pastore americano. Come ogni bruciatore di libri (sacri e non) un cretino. I bruciatori di lettori di libri, magari dei cristiani sono puri criminali - e non esiste scusa religiosa.

Unico commento che mi sento di fare a proposito di quella cretinata è che qualcuno si è accorto  che la rete e la democrazia non hanno nulla a che spartire, malgrado i sognatori del contrario. Casualmente delle persone coinolte nel processo diseducativo.

Ma per un cretino che va un altro viene: a Londra sono finalmente emersi i dettagli della storia del giovane funzionario, Steven Mulvain, del Foreign Office che, qualche mese fa, ha rischiato di far saltare la visita del Papa nel Regno Unito. 23enne laureato di Oxford (ed a scelta definibile puerile o cretino – ma non sarà licenziato), uscito da un college privato molto prestigioso, al lavoro da poco tempo per il ministero degli Esteri. Alla richiesta ufficiale di “pensare a interessanti iniziative” per rendere più memorabile la visita di Benedetto XVI, Mulvain ha fatto circolare fra i colleghi diplomatici un messaggio email irrispettoso, in cui suggeriva al Santo Padre di “lanciare una linea di profilattici”, “celebrare un matrimonio gay” e “tagliare il nastro di una clinica per gli aborti”.
Il Vaticano ha accettato da tempo le scuse imbarazzatissime dell’ambasciatore Francis Campbell, il geniale architetto della visita, anche se l’immagine di serietà e sobrietà del Foreign Office ha registrato un serio danno. A Londra si possono consolare con un dato: se il Papa fosse stato musulmano, le reazioni sarebbero state assai più gravi…


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cretinismo

permalink | inviato da albertolupi il 14/9/2010 alle 11:53 | Versione per la stampa
Sfoglia maggio        luglio
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv