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proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
libertà di parola
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2013


"Italia paese di merda" è vilipendio alla nazione: condannato un anziano

Multato dai carabinieri per avere un faro rotto, un 71enne sbotta: "Che Italia di merda". Ora deve pagare mille euro per aver vilipeso la nazione.

Giustamente alla Zanzara hanno fato sentire un M5S che parlava di un paese di merda con un popolo di merda... ed a tonnellate la merda si spamde sul web.

Come diceva Andreotti: "«La legge è uguale per tutti» i giudici lo hanno alle spalle: dovrebbe invece stargli scritto di fronte, in modo che lo potessero leggere".


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permalink | inviato da albertolupi il 5/7/2013 alle 4:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
vibratori e preservativi (sì centra, vedi infra)
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2011


Questa nota si basa, quando non specificamente richiamata la mia esperienza personale su cose scritte in rete copiate editate incollate, a volte magari stravolte. Scrivo ancora sulla vicenda Knox (Amanda) etc., senza però dimenticare il «Caso Tortora».

Questo, per i giovani che non lo ricordassero era un presentatore televisivo che – nel giugno del 1983 – fu arrestato e tenuto in carcere per mesi dopo false accuse da alcuni pentiti della camorra Nuova Organizzata, quali Pasquale Barra, Giovanni Pandico, Giovanni Melluso, e altre persone già note per falsa testimonianza. Fu subito notato che questo era probabilmente l'identificazione sbagliata d’un uomo che porta lo stesso cognome,ma la pentiti hanno continuato ad indicare il presentatore Tortora accusandolo di gravi reati connessi al traffico della cocaina.
 
Nel processo in primo grado, tenuto nel 1985, fu condannato a dieci anni di carcere: solo grazie all'intervento provvidenziale del Partito Radicale, che gli offrì una candidatura al Parlamento europeo, che Tortora vinse trionfalmente in un paese diviso tra colpevolisti (pochi) e coloro che lo ritenevano innocente gli fu risparmiata una ulteriore carcerazione. Nel settembre 1986, la Corte d'Appello di Napoli assolse completamente Tortora. Nel 1987 la Corte Suprema ha definitivamente affermato totale innocenza di Tortora, e ha avviato un'azione contro quei magistrati che avevano ingiustamente processato e condannato a lui.
Dopo quattro lunghi anni, tornò al suo lavoro in TV, per un ritorno in movimento nel suo popolare programma «Portobello» nel febbraio 1987. Tortora, un uomo profondamente cambiato, semplicemente detto "Allora, dove eravamo rimasti?". morì nel maggio 1988, alcuni dicono a causa dello stress emotivo della sua prigionia che gli aveva facilitato lo sviluppo di un tumore, ed è il diventato un'icona degli errori del sistema giudiziario italiano.*
 
La vicenda di Amanda non è una questione (come non era per Tortora) d’essere tra gli «innocentisti» od i «colpevolisti». E nemmeno di sostenere sciocchezze, come la persona assisa a fianco a me che oggi diceva “se hai mezzo milione” che un bravo avvocato valga più d’uno scarso è noto, come sappiamo che una madre che si impegna può portare dei poliziotti incompetenti in tribunale a rispondere delle lesioni subite da suo figlio. Insomma evitiamo le frasi “alla Catalano”.
Personalmente non sono mai andato oltre i titoli dei giornali per cui non sono né innocentista né colpevolista. Non so se Amanda e Sollecito siano innocenti (come dice la sentenza di appello), se abbiano ucciso assieme a Rudy Hermann Guede la povera Meredith come sostengono i pm, se sia stato solo Rudy o se (e qua saremmo al colmo) non c’entri niente nemmeno lui.
So però che le indagini sono state fatte male da magistrati incompetenti e peraltro noti alle cronache per altre vicende imbarazzanti specificatamente il «mostro di Firenze».
Tutti, o quasi, sono convinti che la storia dei delitti passati alla cronaca come quelli del mostro di Firenze, sia ormai strafinita da anni. Morta e sepolta, come i 16  (sedici!) morti causati dal “Mostro” tra il 21 – 8 – 1968 ed il –Settembre 1985. Non è così, o almeno non era così fino a qualche giorno fa. Certo, l’ultimo delitto è del 1985, agli Scopeti. In tutto otto duplici omicidi, iniziati nel 1968. In posti che rimarranno sempre inesorabilmente legati a quei fatti: Scandicci, Signa, Le Bartoline, Gigoli, Baccaiano. Finirono in carcere in tre per quegli omicidi. Pietro Pacciani, il più famoso, si beccò una serie di ergastoli, poi fu assolto. Lo chiamavano “il vampa”, perché era parechio incazzoso, avvampava subito. Doveva esserci un nuovo processo ma morì prima, d’infarto (per i ditetrologi fu avvelenato). Sono morti anche Giorgio Lotti, detto “katanga”, e Mario Vanni, detto il “torsolo”. Fu lui ad «inventare» l’espressione “compagni di merende”, poi entrata nella lingua italiana. Era un personaggio tragico e grottesco, i giudici non gradirono il fatto che urlasse “eia eia alalà, ritorneremo”, lo fece anche in aula, ma come dire da Dante a Vanni: parabola di una lingua e d’una nazione.
La loro storia la conoscono tutti. Si conosce meno quello che accadde molto dopo. Nel 2001, a Perugia, indagando su una serie di estorsioni, vennero intercettate alcune telefonate in cui un paio di banditi cercavano di portar via soldi a una parrucchiera minacciandola di farle fare la fine di “Pacciani e di quel medico, Francesco Narducci”. Tutto nacque da quella intercettazione (e a vedere com’è andata a finire c’è da farsi qualche domanda).
Narducci era un gastroenterologo famoso, docente all’università, era di una buona famiglia perugina. Uscì in barca, il 13 ottobre del 1985, sul lago Trasimeno, e non tornò più. O meglio, il suo corpo fu ritrovato cinque giorni dopo. Venne sepolto, la vicenda sembrava chiusa lì: per il padre, Francesco si era suicidato perché convinto di essersi preso una malattia terribile. Invece, 16 ani dopo, salta fuori quell’intercettazione. Un giudice perugino, Giuliano Mignini, ora famoso per aver condotto l’accusa contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, e un super poliziotto, Michele Giuttari, famoso pure lui (scrive libri di successo), si convinsero che Narducci c’entrava con i delitti del mostro di Firenze. Chiesero di riesumare il corpo. Secondo la perizia che seguì, dei periti della procura, Narducci non era morto annegato ma poteva essere stato strangolato. Peggio: il corpo che era stato esaminato nel 1985, secondo il pm, non era quello di Narducci: c’era stato un scambio.
In pratica, Mignini e Giuttari si convinsero che i compagni di merende erano solo esecutori materiali. Dietro a loro c’era un secondo livello composto da medici, avvocati, giornalisti, gente in vista insomma, che dava ordini al vampa, al katanga e a torsolo e poi compivano riti satanici con le parti del corpo asportate alle vittime. Narducci era uno di loro, forse il capo: il «grande vecchio» del mostro di Firenze. Inutile dire che questa teoria trovò un sacco di estimatori: vennero scritti libri e sceneggiature. Anche una fiction andata in onda su Sky poco tempo fa sposava le tesi del grande complotto.
Mignini e Giuttari indagarono ed intercettarono molto. Anche poliziotti e giornalisti: anzi, un giornalista, Mario Spezi, finì pure in carcere per quasi un mese. Uno scrittore americano, Douglas Preston, che con Spezi stava scrivendo un libro, se ne tornò precipitosamente a casa, oltre oceano, dopo un interrogatorio in procura. Si accese uno scontro epocale tra magistrati. Mignini e Giuttari furono indagati per aver condotto indagini illecite addirittura nei confronti del capo delle relazioni esterne della polizia, Roberto Sgalla, e nei confronti dell’ex questore di Firenze, Giuseppe De Donno.
Però intanto la loro indagine era andata avanti. Coinvolgeva un sacco di gente, tra cui i familiari di Narducci, accusati anche di aver sostituito il cadavere. Nel dicembre scorso, Mignini e Giuttari sono stati condannati per aver condotto indagini illecite. Un anno e quattro mesi a Mignini, un anno e sei mesi a Giuttari. Una settimana fa è arrivata la notizia finale: il giudice per le udienze preliminari Paolo Micheli ha assolto con formula piena tutti e venti gli imputati del caso Narducci per cui Mignini aveva chiesto il rinvio a giudizio: erano accusati di occultamento di cadavere, falso, associazione per delinquere e omissione di atti d’ufficio. Insomma, secondo il gup, il fatto non sussiste. Non esiste proprio: Narducci non è stato ucciso, nessuno ha scambiato il cadavere, non esiste un secondo livello, non c’erano riti satanici, non c’era il grande vecchio. O almeno, così è, per ora. Perché sappiamo tutti che la storia del mostro di Firenze è destinata a diventare come quella di Jack lo squartatore. Se ne parlerà ancora, per cento anni almeno, nel frattempo Rudy Guede che è stato condannato, in via definitiva, a 16 anni di reclusione,spera nella revisione del suo processo, ed a questo punto il vostro non sa che pensare.
Con questo non sorprende molto che il processo sia stato condotto in modo ridicolo e che contro Amanda e Solletico non ci sono prove né movente se non quello, vergognoso, di una sfrenata attività sessuale della ragazza (leggo il 5 ottobre«teneva in casa "vibratori e preservativi" ha detto ancora questa mattina uno dei due pubblici ministeri di Perugia alla Stampa» – ma alla sera la dichiarazione è scomparsa si trova solo questo riferimento) da sostenere attraverso la demonizzazione pubblica e pruriginosa di Amanda. Adesso veniamo a sapere (ok, la fonte è il Sun, ma anche il Guardian non è che ci abbia trattato meglio) che nel carcere di Capanne a Perugia, Amanda Knox fu ripetutamente sollecitata a parlare della sua vita sessuale da un secondino. Lo scrive lei stessa nel diario dei quattro anni di prigione, di cui stanno uscendo i particolari anche sulla stampa britannica. «Sono rimasta scandalizzata quando ho capito che voleva parlare di sesso», scriveva l’americana. «Era fissato con l’argomento sesso: con chi l’avessi fatto, quanto mi piacesse». La Knox racconta che l’uomo la chiamava spesso in un ufficio (?!? Forse c’è un errore di traduzione) vuoto a tarda notte per «chiacchiere»; e aggiunge che era «sorpresa e scandalizzata» dalle sue «provocazioni». «Quando ho capito che voleva parlare con me di sesso, ho tentato di cambiare argomento». L’uomo, di cui il Sun non rivela l’identità (ma il suo nome è stato rivelato da un altro organo di informazione) è stato avvicinato da un cronista del tabloid e ha ammesso di aver chiesto alla ragazza quanti fidanzati abbia avuto, sostenendo però che «era sempre lei che cominciava a parlare di sesso».
Secondo la ragazza, l’uomo la accompagnava anche a tutte le visite mediche in prigione e lei si convinse che le faceva domande come una forma di provocazione per verificare il suo stato mentale: «Capisco che voleva mettermi alla prova per verificare se reagissi male, per capire la mia personalità. Voleva anche sapere con chi andassi a letto, probabilmente per dare alla polizia altri nomi di sospetti». Nel suo racconto delle giornate in prigione a Perugia, Amanda rivela anche che, pochi giorni dopo il suo ingresso, le fu detto che era positiva all’Hiv; e dovette aspettare altre due settimane prima che un altro test risultasse negativo.
 
Il punto è il sistema giudiziario italiano, anche se è vero che alla fine, dopo 4 anni di ingiusta detenzione e altre due vite rovinate, ha rimesso le cose a posto, “al contrario di quanto sarebbe successo in America dove magari sarebbe scattata la pena di morte e non ci sarebbe stato l’appello” ? ! ? parrebbero parole dei PM.
Ma in America (sia chiaro che io mi rendo assolutamente conto che non è la perfezione – ha soltanto un metodo d’esprimere una classe politica che è migliore, nel mio modesto parere di cittadino dei due paesi, di quello dell’Italia, e forse della Russia) con questo traballante castello accusatorio, non solo i due ragazzi sarebbero stati assolti in primo grado, ma quasi certamente non sarebbe nemmeno iniziato il processo (come dimostra il dietrofront della procura distrettuale di Manhattan nei confronti di Dominique Strauss Kahn).
 
A ciò si aggiungano: l’incredibile lentezza dei procedimenti; la vergognosa carcerazione in attesa di giudizio definitivo (oltre il 50% dei detenuti); la contiguità tra pubblici ministeri e giudici di primo grado che di solito finiscono per accogliere qualsiasi cosa sostenga il pm vicino di stanza; il rapporto stretto tra pubblici ministeri e stampa, come denunciato peraltro anche da Ilda “la Rossa” Boccassini – mica da un amico di Berlusconi, che determina la celebrazione del processo sui giornali e la condanna mediatica degli imputati come strumento per indirizzare la corte ad accogliere la tesi dell’accusa.
 
Soprattutto l’assoluta irresponsabilità dei pubblici ministeri italiani, i quali non solo non pagano per i loro errori per colpa grave (nonostante un referendum radicale del 1987 votato a stragrande maggioranza imponesse il contrario), ma sono gli unici al mondo a non dover rispondere a nessuno, se non a se stessi attraverso l’organo di autogoverno della magistratura e le correnti politiche e sindacali della magistratura togata. Stendiamo un velo pietoso sullo “scontro” Alfano-Vietti. «Chi parla di errore giudiziario rispetto a una sentenza di appello che ha riformato la decisione di primo grado non conosce il funzionamento del nostro sistema che non a caso prevede tre gradi di giudizio», la replica il vice presidente del Csm Michele Vietti, mentre il Pdl fa quadrato attorno al proprio segretario, invitando le toghe a non dare lezioni e a sanzionare piuttosto gli sbagli della categoria. Se diagnosticare la malattia di un paziente con qualche anno di ritardo è considerato giustamente un esempio di malasanità, perché assolvere in appello due imputati dopo 4 anni di carcere fa parte del normale funzionamento della giustizia è un dubbio che non solo io ho. Il fatto è che come abbiamo ricordato il pm Mignini è stato condannato in primo grado per abuso di ufficio nelle indagini sul mostro di Firenze ed invece di essere dirottato in via cautelativa, che so, all’ufficio bolli sui passaporti, ha continuato tranquillamente l’attività a Perugia. Con i risultati internazionalmente noti.
 
In America i giudici e i procuratori federali sono eletti (e posso assicurare la cosa avendo votato per uno di essi – non so se ho votato quello vincente, ma avevo cercato in rete quello che mi era più simpatico) o nominati dal governo (nel qual caso servono "at the pleasure of the president" – a meno che non siano gl’intoccabili giudici a vita della Corte Suprema). Rispondono – quindi – delle loro azioni davanti all’elettorato o ad un potere politico che è a sua volta un potere elettivo. In altri paesi è il Parlamento a dettare le linee guida per i magistrati. I nostri magistrati invece sono gli unici al mondo a essere indipendenti e irresponsabili. Sono loro stesso che si autocontrollano. La nostra tutela costituzionale, in cambio dell’indipendenza, sarebbe “l’obbligatorietà dell’azione penale”: in teoria dovremmo essere tutelati dal fatto che i magistrati si muovono per obbligo costituzionale ogni volta che incappano in una notizia criminis.
Ovviamente non è così in quanto materialmente non è possibile, i magistrati non possono che scegliere quale notizia criminis perseguire e quale lasciar perdere. Spesso le luci della ribalta accecano e se non si rende il potere giudiziario responsabile delle proprie azioni, così come rispondono a qualcuno gli altri due poteri dello Stato (l’esecutivo al Parlamento e il legislativo al corpo elettorale) e se non si separano le carriere e gli organi dei procuratori e dei giudici il caso Amanda continuerà all’infinito.
 

* la nota su Tortora deriva dalla Wikipedia INGLESE, causa legge "bavaglio" o si mili il 5 10 2011 la wiki italiana non era disponibile.


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permalink | inviato da albertolupi il 5/10/2011 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
parole, parole
post pubblicato in diario, il 20 febbraio 2010


Sono raccolte in 20 volumi, per un totale di 20.267 pagine, le informative dei carabinieri del Ros e le intercettazioni a sostegno dell'ordinanza di custodia cautelare del gip di Firenze Rosario Lupo.

La "Bibbia di Gerusalemme" è composta da 2770 pagine circa, scritte piccolo è vero, ma anche le pagine sono piccole. E si dice che nella Bibbia c’è scritto tutto ed il contrario di tutto. Ed è la Bibbia. 593.493 parole di Antico Testamento 181.253 parole di Nuovo, totale 3/4 di milione di parole.

Curiosamente il testo ebraico (ovviamente solo AT) è costituito di 8,674 differenti parole ebraiche, ma l'ampiezza del vocabolario diminuisce, nella traduzione greca a solo 5,624 differenti parole greche. La King James Version 12,143 differenti parole inglesi nel suo testo.

Un ulteriore segno di preoccupazione deriva dal fatto che pare che gli atti del Processo di Norimberga sino stati pubblicati in 42 volumi. Ora c'è pagina e pagina, volume e volume, ma la domanda è legittima: prima, chi le ha scritte, è sicuro che aveva “capito” esattamente tutte le singole parole? Poi, chi le ha lette tutte? La bibbia secondo alcuni puo' essere letta in 70 ore quante per quest'opera? Ed anche, chi le ha lette ascoltava contemporaneamente l’audio? Sappiamo che a seconda di come una frase viene pronunciata può cambiarne di molto il senso. Sono suffragate da un minimo di indagini conseguenti? Naturalmente le domande sarebbero molte altre, come ad esempio, quale sia l'uso – negli altri paesi di cui tanti si riempiono la bocca – delle intercettazioni.

Il giornale, anche in California è pieno di notizie di cose malfatte e di processi per punirle ma mai una parola sulle intercettazioni, forse ha ragione chi sostiene che in Gran Bretagna e negli Stati Uniti la pubblicazione di stralci di registrazioni telefoniche di persone indagate in un processo penale prima della chiusura della fase istruttoria, provocherebbe: l' invalidità come prova processuale di tutti i contenuti delle conversazioni, per la procura coinvolta la grave accusa di "rottura del segreto istruttorio". Ed infine una enorme perdita economica, per la responsabilità civile per i giornali che hanno pubblicato gli stralci.


 


 


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permalink | inviato da albertolupi il 20/2/2010 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
i radicali? hanno sempre ragione!
post pubblicato in diario, il 1 dicembre 2009


Sulla giustizia i radicali hanno SEMPRE ragione. Staderini è solo l'ultima voce, da Sciascia a Tortora, ai referendum, e persino con quel che riguardava Toni Negri hanno sempre avuto ragione, e non esiste nulla che possa smentirlo. Temo fortemente che continueremo a dar loro ragione anche in futuro.
''Bisogna avere il coraggio di spiegare agli italiani la necessita' di una grande amnistia legale e selettiva, escludendo solo alcuni reati come quelli di mafia o di allarme sociale''. La proposta di un'amnistia mirata per scogliere il nodo della giustizia arriva dal neo segretario dei Radicali, Mario Staderini. Intervistato dalla Stampa, Staderini spiega che se la sua proposta rappresentasse ''la condizione per restituire agli italiani una giustizia che funzioni, non sarebbe una tragedia'' se nell'amnistia rientrassero i processi a carico del premier. ''Chi gode dell'amnistia - aggiunge illustrando la sua proposta - dovrebbe pagare un risarcimento alle controparti. Entro tre mesi il giudice, sulla base degli atti, stima l'entita' dei danni''. In questo modo, spiega prendendo ad esempio il caso Parmalat, ''Tanzi dovrebbe restituire il maltolto'' mentre ''con la prescrizione breve non pagherebbe una lira''


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permalink | inviato da albertolupi il 1/12/2009 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ah, saperlo!
post pubblicato in diario, il 24 novembre 2009


È evidente a tutti coloro che mi conoscono che una delle persone più ignoranti in fatto di calcio, almeno un un paese di lingua neolatina è il sottoscritto. La ragione per cui noto la notizia è che essa conclude uno dei tanti circhi mediatico-giudiziari dell' Italia contemporanea.


 

I pm avevano chiesto tre anni per Moggi e Giraudo, due per Bettega: giudicati non colpevoli perché «il fatto non sussiste»

Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega, i componenti della triade che per un decennio abbondante ha guidato la Juventus fino alla tempesta di calciopoli, esce così dal processo per la gestione finanziaria della società bianconera. Assoluzione anche per la stessa Juventus, imputata in qualità di persona giuridica, che, in caso di eventuali violazioni amministrative, aveva chiesto di patteggiare una pena pecuniaria.


 

La sentenza, pronunciata oggi a Torino dal gup Dante Cibinel, cancella le accuse di falso in bilancio e ostacolo all’attività degli organi di controllo: in due parole, del «doping amministrativo» innescato, secondo la prima ipotesi degli inquirenti, dalle cosiddette plusvalenze sulla compravendita di calciatori. In fumo anche la tesi della truffa alla Federcalcio (iscrizione ai campionati viziata dalle irregolarità contabili). La procura aveva chiesto tre anni per Moggi e Giraudo, due per Bettega.


 

Domanda: quale è la percentuale di imputati che vengono assolti in Italia? Qualcuno conosce le statistiche attuali? E quelle relative ad altri paesi simili?


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permalink | inviato da albertolupi il 24/11/2009 alle 21:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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