.
Annunci online

proprio giaguaro non e', ma il sestante proprio manca!
problemi col titolo, comunque sull'antisemitismo di sinistra, senza dimenticare d'attaccare Salvini
post pubblicato in diario, il 31 luglio 2020


È evidente che la lotta all'antisemitismo sia utilizzata da Salvini in chiave strumentale e giustissimo è stigmatizzare l'ipocrisia del leader leghista. Ma la sinistra, per essere credibile su questo terreno, dovrebbe iniziare a riconoscere e combattere l'antisemitismo che serpeggia silenzioso nelle sue stesse file.


Per capire il perché Matteo Salvini si sia ritrovato il 24 Gennaio a dibattere pubblicamente di antisemitismo nell’inusuale contesto istituzionale della sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, affiancato da intellettuali conservatori stranieri, ricercatori ed ambasciatori dobbiamo fare un passo indietro e guardare all’Europa degli ultimi anni.

Allo stato attuale, 70 membri del moribondo partito Laburista inglese sono indagati dalla Commissione per l’Uguaglianza e Diritti Umani per antisemitismo. A discorsi politicamente legittimi e di critica al governo israeliano si intrecciano affermazioni dal sapore sovversivo e apertamente intollerante come “vorrei tanto essere il presidente dello Stato di Israele. Hanno un bottone per autodistruggersi, vero?” pronunciate da Ali Milani, ex-candidato laburista nel collegio di Uxbridge e South Ruislip e proposte quanto meno imbarazzanti come quelle di “ricollocare Israele negli Stati Uniti” per risolvere “il conflitto arabo-israeliano”, rivendicate da Naz Shaha, altra parlamentare Corbynista.

Nel luglio del 2019, la BBC si fa autrice di un documentario dal titolo incendiario “Il partito laburista è antisemita?” in cui vengono raccolte le testimonianze di otto ex-dirigenti e impiegati Labour che denunciano l’“insopportabile” atmosfera negazionista all’interno del proprio partito in merito a questioni legate all’antisemitismo e a presunti legami tra la cerchia di Corbyn, Hamas, Hezbollah e la fratellanza musulmana. Sempre nello stesso periodo, viene pubblicata una lettera aperta su The Guardian a firma di una sessantina di deputati laburisti che denunciano il proprio leader con argomentazioni simili. Un parricidio?

La convergenza tra sinistra anti-capitalista/anti-imperialista à la Corbyn e nuove forme di antisemitismo subdolo e silenzioso sembra non arrestarsi ai confini naturali della Manica.

Nell’analizzare la débâcle laburista nelle elezioni nazionali del 2019, Jean-Luc Mélanchon, leader francese de La France Insoumise ricicla l’argomento delle Epistole di San Girolamo del dum excusare credis, accusas (mentre credi di scusarti, ti accusi) incolpando Corbyn di aver dimostrato “debolezza” e generato “allarme tra le fasce più deboli del proprio elettorato” per il solo fatto di essersi confrontato e poi “scusato” con chi accusava il suo partito di non aver vigilato a sufficienza in merito a ripetuti episodi di antisemitismo: ci sono numerosi testimoni che riportano quanto fosse frequente sentire alle riunioni di partito espressioni come: “Zio scum” (feccia di sionista), “l’unica ragione per cui abbiamo prostitute a Seven Sisters è perché ci vivono degli ebrei” e “Hitler was right.” Per Mélanchon, meglio avrebbe fatto il leader laburista ad ignorare completamente il grido d’allarme lanciato dal capo rabbino inglese Ephraim Mirvis dalle colonne del Times alla vigilia delle elezioni nazionali britanniche e passare all’incasso elettorale.

Come spiegarsi dunque la sconfitta di Corbyn? Semplice: una macchinazione messa in atto da una fitta rete di lobby politico-mediatiche legate a Likud, il partito nazionalista liberale del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Quest’interpretazione, promossa da Mélanchon e sposata da tanti altri a sinistra, sembra fare pericolosamente da specchio alle teorie complottistiche demo-pluto-giudaico-massoniche (e chi più ne ha più ne metta…) di stampo fascista del secolo scorso. La cosa più grave è che questo approccio esclude aprioristicamente la possibilità che anche a sinistra si possano infiltrare forme occulte e subdole di antisemitismo.

Ma non è di certo una novità. In molti ambienti pseudo-progressisti questo genere di convinzione si salda alla perfezione con un’altra apodittica certezza: quelli pericolosi ed illiberali sono e saranno sempre dall’altra parte. Ce lo confermano quelli de Il Manifesto che scrivono con fervore: “i conservatori (inglesi) hanno sì il razzismo iscritto razzisticamente nel proprio DNA politico e sguazzano nell’islamofobia come tutte le destre fasciste…”, aggiungendo con deferenza religiosa: “Corbyn, un leader politico la cui militanza antirazzista nessun altro deputato di Westminster può vagamente pareggiare.”

E tornando all’Italia, ecco che ci ritroviamo in queste settimane al cospetto di un Matteo Salvini inedito che discute con opportunismo e fiuto politico eccezionale di antisemitismo, di fatto monopolizzando la conversazione su questioni che fino all’altro ieri sembravano del tutto ininfluenti: esiste un qualche legame tra sinistra ed antisemitismo? Quali sono le differenze sostanziali tra antisionismo ed antisemitismo? Esistono forme di antisemitismo diverse da quelle fascistoidi del secolo scorso? Questioni serie e che sono ormai da decenni dibattute in Europa da intellettuali, accademici e giornalisti provenienti da tutte le culture politiche.

E di fronte a questi interrogativi come reagisce parte della stampa italiana? Semplice: facendo la solita deleteria e controproducente (ormai la storia recente lo ha dimostrato) caricatura al cazzaro verde. “Salvini: l’antisemitismo in Italia? Colpa degli immigrati” si legge con incredibile spirito di sintesi su La Stampa; oppure “Salvini organizza un convegno sull’antisemitismo per prendersela coi migranti” titola Linkiesta.it.
Intendiamoci: fare la parodia al discorso del leader della Lega è facile. Troppo facile. Il suo linguaggio volutamente semplicistico e strumentale si autodenuncia da solo per quel che è: un tentativo prevedibilissimo di allinearsi alle destre conservatrici occidentali – quelle che riescono a vincere le elezioni e a governare paesi ben più complessi e dal peso internazionale ben più rilevante del nostro, come Regno Unito e Stati Uniti d’America.
Ma l’elemento di novità di queste settimane è un altro: Salvini ha finalmente capito che per trasformare il Carroccio da partito populista di protesta - abituato a tessere relazioni ambigue e controproducenti con movimentucoli neofascisti locali dallo scarso impatto elettorale - a forza di governo, deve circondarsi di “menti” esterne che contribuiscano con “argomenti” spendibili dal punto di vista intellettuale a realizzare quella mutazione genetica a cui il suo partito aspira da tempo e che gli garantirebbe un posto di tutto “rispetto” sul piano internazionale. Ed è così che tra un rigurgito al Mojito, i “bacioni” alla sinistra e i “bacini” al rosario, Salvini si ritrova per la prima volta supportato da intellettuali e pensatori appartenenti ad una destra conservatrice moderata, tutti provenienti da fuori Italia, pronti a dibattere in un contesto altamente istituzionale argomenti sui quali tra le file della sinistra italiana purtroppo sono ancora in molti a tacere. “Le nuove forme dell’antisemitismo” del 16 gennaio scorso segna il via a questo percorso di lifting intellettuale a cui si vuole sottoporre il Carroccio, a cui seguirà a breve un'altra conferenza intitolata “National Conservatism. God, Honor, Country: Presitdent Ronald Reagan, Pope John Paul II, and the Freedom of Nations”, che si terrà al Grand Hotel Plaza di Roma il 4 febbraio prossimo e che vedrà come ospiti anche il primo ministro ungherese Vicktor Orban.
Cosa ribattere dunque ad un discorso articolato come quello di Douglas Murray (autore tra i vari del best-seller “La strana morte dell’Europa: immigrazione, identità e Islam”) che da anni parla di antisemitismo di matrice religiosa? Come reagire di fronte a chi come Ramy Aziz (ricercatore egiziano copto e analista politico del Middle Eastern Affairs Journal) e Dore Gold (presidente del Jerusalem Center for Public Affairs) porta avanti una perorazione che tende ad erodere la già precaria e sottile linea di confine che vi è tra una legittima critica alle politiche governative israeliane e la negazione del diritto al popolo ebraico all’autodeterminazione?


Al di là dell’evidente uso strumentale che Salvini fa di questi argomenti, mescolando con una certa abilità la proposta di vietare per legge il Bds (boicottaggio dei prodotti provenienti da Israele) con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Isreale (seguendo la lezione di Trump), cos’altro hanno da dire gli intellettuali di sinistra di fronte all’emergere di effettive nuove forme di antisemitismo? Basterà affermare che non esistono perché a parlarne è Matteo Salvini?


Chiunque sia genuinamente interessato a comprendere le cause dell’aumento esponenziale degli attacchi antisemiti degli ultimi decenni in Occidente dovrebbe compiere prima di tutto un gesto di onestà intellettuale: spogliarsi per un istante della propria casacca ideologica, allontanarsi dallo specchio su cui le stesse idee trite e ritrite si riflettono narcisisticamente da decenni e confrontarsi con i dati che provengono dal mondo reale.
L’Alto commissario delle Nazioni Unite (UNHCHR) riporta che gli atti antisemitici in Francia nel 2018 sono aumentati del 74% rispetto al 2015. Il numero delle minacce antisemite sono anch’esse in crescita del 67% e fanno riferimento a 358 incidenti registrati nel 2019 (comprendenti insulti orali e scritti, e-mail di minaccia, graffiti, svastiche ecc.) rispetto ai 214 riportati del 2017. Sul suolo francese sono ancora 824 gli istituti ebraici sotto sorveglianza militare e poliziesca. Ancora più preoccupante appare la situazione in Francia se prendiamo in considerazione un ulteriore dato: rispetto alla tendenza generale che vede diminuire gli attacchi a sfondo raziale (scesi del 4,2% secondo DILCRACH, la Delegazione interministeriale alla lotta contro razzismo, antisemitismo e omofobia) e quelli di matrice anti-musulmana (il 2018 registra il livello più basso di attacchi contro cittadini di fede islamica dal 2010), gli atti antisemiti rappresentano più della metà, il 55%, di tutti gli atti violenti a sfondo razzista registrati nel 2018, a discapito del fatto che la comunità ebraica francese costituisca meno dell’1% della popolazione totale.


In Germania la situazione è altrettanto allarmante. Secondo l’Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) gli attacchi antisemiti hanno raggiunto un totale di 1.799 unità rispetto alle 1.239 del 2011. Le statistiche della polizia attribuiscono l'89% di tutti i crimini antisemiti tedeschi agli estremisti di destra, ma i membri della comunità giudaica descrivono un’altra realtà: secondo un’indagine dell’Unione Europea, il 41 % degli intervistati afferma che gli attacchi degli ultimi anni siano fondamentalmente di matrice islamica. Un'indagine della Anti-Defamation League sembra confermarlo, riportando un inquietante dato: il 56 % dei musulmani in Germania nutre atteggiamenti apertamente antisemiti, rispetto al 16 percento della popolazione complessiva.

Individuare le diverse radici ideologiche, politiche e religiose di questo sentimento crescente d’odio e pregiudizio nei confronti dei nostri concittadini ebrei è tanto fondamentale quanto urgente. Molti osservatori, non tra gli ultimi l’Agenzia tedesca per la sicurezza interna, hanno iniziato ad allargare il proprio campo d’indagine anche a fette della popolazione di confessione musulmana, dando risposta concreta al timore largamente diffuso all’interno della comunità ebraica rispetto a quel fenomeno noto come "antisemitismo d’importazione" che si affianca a quello del tutto locale d’origine neonazista. Dal 2015 in avanti, la crescente presenza di rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq ha allarmato molti ebrei in Germania che già si percepivano minacciati su due fronti opposti: da un lato, dall’avanzata della destra nazionalista dell’AfD, dall’altro da una più generale atmosfera d’intolleranza alimentata a distanza dal conflitto israelo-palestinese, soprattutto a partire dalla Seconda Intifada di inizio anni 2000.
Un episodio su tutti: nell’Aprile del 2018, nel distretto di Prenzlauer Berg a Berlino un ragazzo israeliano di nome Adam Armoush, viene aggredito da un 19enne siriano di origine palestinese mentre passeggia con un amico indossando uno yarmulke; il siriano prende la propria cintura e frusta il ragazzo israeliano al grido di “yehudi” (“ebreo” in arabo). La scena è filmata da un testimone ed il video, diffuso sui social media, https://youtu.be/NtkBzNaG_T8 genera una tale indignazione nell’opinione pubblica internazionale che Angela Merkel si ritrova costretta pubblicamente a parlare per la prima volta di “matrice islamica” in riferimento ad un episodio di violenza antisemita.
Anche in Svezia, il numero di crimini a sfondo antisemita registrati nel 2018 ha raggiunto il record più alto degli ultimi decenni, aumentando del 53% rispetto ai dati forniti dal governo nel 2016. Nei Paesi Bassi la polizia parla di casi raddoppiati tra il 2008 e il 2018, da 141 a 284 (dati Poldis). La comunità ebraica del Belgio, che conta circa 40.000 abitanti e si divide principalmente tra la capitale ed Anversa, ha subito un numero crescente di minacce ed intimidazioni negli ultimi anni a partire dall’attentato al Museo Ebraico di Bruxelles del 2014 per mano dell’ex miliziano dell'ISIS Mehdi Nemmouch, costato la vita a quattro persone. Il rabbino capo Albert Guigui non indossa più la kippah dal 2001, a seguito di un assalto antisemita alla sua persona per mano di un gruppo di giovani magrebini. L’esibizione del copricapo tradizionale ebraico viene percepito come pericoloso da un numero crescente di ebrei europei. Nel 2014, in Danimarca una scuola ebraica di Copenaghen ha invitato i suoi studenti ad indossare cappellini da baseball sopra i loro yarmulke. Nel 2016 Tzvi Amar, presidente del concistoro israelita di Marsiglia, ha consigliato agli ebrei della sua città di adottare una simile forma precauzionale. Anche in Italia gli incidenti antisemiti si sono quasi quadruplicati passando da 16 episodi nel 2010 a 56 nel 2018 (DIGOS).


Questi dati ci insegnano tre cose. Primo: il problema dell’antisemitismo è reale, vasto e radicato. Secondo: sottovalutare l’antisemitismo per pigrizia intellettuale o presunta superiorità morale, pensandolo come un problema che non ci affligge, significa solo rendersi complici della sua diffusione. Terzo: lasciare alle destre sole il monopolio su di un argomento che è molto più complesso di quello che ci fa comodo credere, è da irresponsabili.

E per concludere, si stia certi di una cosa: la comunità ebraica se ne fa molto poco delle nostre critiche nei confronti di Matteo Salvini, se a nostra volta non dimostriamo di esser capaci di riconoscere e combattere l'antisemitismo che serpeggia silenzioso tra le nostre stesse file.


- Matteo Gemolo per MicroMega

È evidente che la lotta all'antisemitismo sia utilizzata da Salvini in chiave strumentale e giustissimo è stigmatizzare l'ipocrisia del leader leghista. Ma la sinistra, per essere credibile su questo terreno, dovrebbe iniziare a riconoscere e combattere l'antisemitismo che serpeggia silenzioso nelle sue stesse file.


Per capire il perché Matteo Salvini si sia ritrovato il 24 Gennaio a dibattere pubblicamente di antisemitismo nell’inusuale contesto istituzionale della sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, affiancato da intellettuali conservatori stranieri, ricercatori ed ambasciatori dobbiamo fare un passo indietro e guardare all’Europa degli ultimi anni.

Allo stato attuale, 70 membri del moribondo partito Laburista inglese sono indagati dalla Commissione per l’Uguaglianza e Diritti Umani per antisemitismo. A discorsi politicamente legittimi e di critica al governo israeliano si intrecciano affermazioni dal sapore sovversivo e apertamente intollerante come “vorrei tanto essere il presidente dello Stato di Israele. Hanno un bottone per autodistruggersi, vero?” pronunciate da Ali Milani, ex-candidato laburista nel collegio di Uxbridge e South Ruislip e proposte quanto meno imbarazzanti come quelle di “ricollocare Israele negli Stati Uniti” per risolvere “il conflitto arabo-israeliano”, rivendicate da Naz Shaha, altra parlamentare Corbynista.

Nel luglio del 2019, la BBC si fa autrice di un documentario dal titolo incendiario “Il partito laburista è antisemita?” in cui vengono raccolte le testimonianze di otto ex-dirigenti e impiegati Labour che denunciano l’“insopportabile” atmosfera negazionista all’interno del proprio partito in merito a questioni legate all’antisemitismo e a presunti legami tra la cerchia di Corbyn, Hamas, Hezbollah e la fratellanza musulmana. Sempre nello stesso periodo, viene pubblicata una lettera aperta su The Guardian a firma di una sessantina di deputati laburisti che denunciano il proprio leader con argomentazioni simili. Un parricidio?

La convergenza tra sinistra anti-capitalista/anti-imperialista à la Corbyn e nuove forme di antisemitismo subdolo e silenzioso sembra non arrestarsi ai confini naturali della Manica.

Nell’analizzare la débâcle laburista nelle elezioni nazionali del 2019, Jean-Luc Mélanchon, leader francese de La France Insoumise ricicla l’argomento delle Epistole di San Girolamo del dum excusare credis, accusas (mentre credi di scusarti, ti accusi) incolpando Corbyn di aver dimostrato “debolezza” e generato “allarme tra le fasce più deboli del proprio elettorato” per il solo fatto di essersi confrontato e poi “scusato” con chi accusava il suo partito di non aver vigilato a sufficienza in merito a ripetuti episodi di antisemitismo: ci sono numerosi testimoni che riportano quanto fosse frequente sentire alle riunioni di partito espressioni come: “Zio scum” (feccia di sionista), “l’unica ragione per cui abbiamo prostitute a Seven Sisters è perché ci vivono degli ebrei” e “Hitler was right.” Per Mélanchon, meglio avrebbe fatto il leader laburista ad ignorare completamente il grido d’allarme lanciato dal capo rabbino inglese Ephraim Mirvis dalle colonne del Times alla vigilia delle elezioni nazionali britanniche e passare all’incasso elettorale.

Come spiegarsi dunque la sconfitta di Corbyn? Semplice: una macchinazione messa in atto da una fitta rete di lobby politico-mediatiche legate a Likud, il partito nazionalista liberale del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Quest’interpretazione, promossa da Mélanchon e sposata da tanti altri a sinistra, sembra fare pericolosamente da specchio alle teorie complottistiche demo-pluto-giudaico-massoniche (e chi più ne ha più ne metta…) di stampo fascista del secolo scorso. La cosa più grave è che questo approccio esclude aprioristicamente la possibilità che anche a sinistra si possano infiltrare forme occulte e subdole di antisemitismo.

Ma non è di certo una novità. In molti ambienti pseudo-progressisti questo genere di convinzione si salda alla perfezione con un’altra apodittica certezza: quelli pericolosi ed illiberali sono e saranno sempre dall’altra parte. Ce lo confermano quelli de Il Manifesto che scrivono con fervore: “i conservatori (inglesi) hanno sì il razzismo iscritto razzisticamente nel proprio DNA politico e sguazzano nell’islamofobia come tutte le destre fasciste…”, aggiungendo con deferenza religiosa: “Corbyn, un leader politico la cui militanza antirazzista nessun altro deputato di Westminster può vagamente pareggiare.”

E tornando all’Italia, ecco che ci ritroviamo in queste settimane al cospetto di un Matteo Salvini inedito che discute con opportunismo e fiuto politico eccezionale di antisemitismo, di fatto monopolizzando la conversazione su questioni che fino all’altro ieri sembravano del tutto ininfluenti: esiste un qualche legame tra sinistra ed antisemitismo? Quali sono le differenze sostanziali tra antisionismo ed antisemitismo? Esistono forme di antisemitismo diverse da quelle fascistoidi del secolo scorso? Questioni serie e che sono ormai da decenni dibattute in Europa da intellettuali, accademici e giornalisti provenienti da tutte le culture politiche.

E di fronte a questi interrogativi come reagisce parte della stampa italiana? Semplice: facendo la solita deleteria e controproducente (ormai la storia recente lo ha dimostrato) caricatura al cazzaro verde. “Salvini: l’antisemitismo in Italia? Colpa degli immigrati” si legge con incredibile spirito di sintesi su La Stampa; oppure “Salvini organizza un convegno sull’antisemitismo per prendersela coi migranti” titola Linkiesta.it.
Intendiamoci: fare la parodia al discorso del leader della Lega è facile. Troppo facile. Il suo linguaggio volutamente semplicistico e strumentale si autodenuncia da solo per quel che è: un tentativo prevedibilissimo di allinearsi alle destre conservatrici occidentali – quelle che riescono a vincere le elezioni e a governare paesi ben più complessi e dal peso internazionale ben più rilevante del nostro, come Regno Unito e Stati Uniti d’America.
Ma l’elemento di novità di queste settimane è un altro: Salvini ha finalmente capito che per trasformare il Carroccio da partito populista di protesta - abituato a tessere relazioni ambigue e controproducenti con movimentucoli neofascisti locali dallo scarso impatto elettorale - a forza di governo, deve circondarsi di “menti” esterne che contribuiscano con “argomenti” spendibili dal punto di vista intellettuale a realizzare quella mutazione genetica a cui il suo partito aspira da tempo e che gli garantirebbe un posto di tutto “rispetto” sul piano internazionale. Ed è così che tra un rigurgito al Mojito, i “bacioni” alla sinistra e i “bacini” al rosario, Salvini si ritrova per la prima volta supportato da intellettuali e pensatori appartenenti ad una destra conservatrice moderata, tutti provenienti da fuori Italia, pronti a dibattere in un contesto altamente istituzionale argomenti sui quali tra le file della sinistra italiana purtroppo sono ancora in molti a tacere. “Le nuove forme dell’antisemitismo” del 16 gennaio scorso segna il via a questo percorso di lifting intellettuale a cui si vuole sottoporre il Carroccio, a cui seguirà a breve un'altra conferenza intitolata “National Conservatism. God, Honor, Country: Presitdent Ronald Reagan, Pope John Paul II, and the Freedom of Nations”, che si terrà al Grand Hotel Plaza di Roma il 4 febbraio prossimo e che vedrà come ospiti anche il primo ministro ungherese Vicktor Orban.
Cosa ribattere dunque ad un discorso articolato come quello di Douglas Murray (autore tra i vari del best-seller “La strana morte dell’Europa: immigrazione, identità e Islam”) che da anni parla di antisemitismo di matrice religiosa? Come reagire di fronte a chi come Ramy Aziz (ricercatore egiziano copto e analista politico del Middle Eastern Affairs Journal) e Dore Gold (presidente del Jerusalem Center for Public Affairs) porta avanti una perorazione che tende ad erodere la già precaria e sottile linea di confine che vi è tra una legittima critica alle politiche governative israeliane e la negazione del diritto al popolo ebraico all’autodeterminazione?


Al di là dell’evidente uso strumentale che Salvini fa di questi argomenti, mescolando con una certa abilità la proposta di vietare per legge il Bds (boicottaggio dei prodotti provenienti da Israele) con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Isreale (seguendo la lezione di Trump), cos’altro hanno da dire gli intellettuali di sinistra di fronte all’emergere di effettive nuove forme di antisemitismo? Basterà affermare che non esistono perché a parlarne è Matteo Salvini?


Chiunque sia genuinamente interessato a comprendere le cause dell’aumento esponenziale degli attacchi antisemiti degli ultimi decenni in Occidente dovrebbe compiere prima di tutto un gesto di onestà intellettuale: spogliarsi per un istante della propria casacca ideologica, allontanarsi dallo specchio su cui le stesse idee trite e ritrite si riflettono narcisisticamente da decenni e confrontarsi con i dati che provengono dal mondo reale.
L’Alto commissario delle Nazioni Unite (UNHCHR) riporta che gli atti antisemitici in Francia nel 2018 sono aumentati del 74% rispetto al 2015. Il numero delle minacce antisemite sono anch’esse in crescita del 67% e fanno riferimento a 358 incidenti registrati nel 2019 (comprendenti insulti orali e scritti, e-mail di minaccia, graffiti, svastiche ecc.) rispetto ai 214 riportati del 2017. Sul suolo francese sono ancora 824 gli istituti ebraici sotto sorveglianza militare e poliziesca. Ancora più preoccupante appare la situazione in Francia se prendiamo in considerazione un ulteriore dato: rispetto alla tendenza generale che vede diminuire gli attacchi a sfondo raziale (scesi del 4,2% secondo DILCRACH, la Delegazione interministeriale alla lotta contro razzismo, antisemitismo e omofobia) e quelli di matrice anti-musulmana (il 2018 registra il livello più basso di attacchi contro cittadini di fede islamica dal 2010), gli atti antisemiti rappresentano più della metà, il 55%, di tutti gli atti violenti a sfondo razzista registrati nel 2018, a discapito del fatto che la comunità ebraica francese costituisca meno dell’1% della popolazione totale.


In Germania la situazione è altrettanto allarmante. Secondo l’Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) gli attacchi antisemiti hanno raggiunto un totale di 1.799 unità rispetto alle 1.239 del 2011. Le statistiche della polizia attribuiscono l'89% di tutti i crimini antisemiti tedeschi agli estremisti di destra, ma i membri della comunità giudaica descrivono un’altra realtà: secondo un’indagine dell’Unione Europea, il 41 % degli intervistati afferma che gli attacchi degli ultimi anni siano fondamentalmente di matrice islamica. Un'indagine della Anti-Defamation League sembra confermarlo, riportando un inquietante dato: il 56 % dei musulmani in Germania nutre atteggiamenti apertamente antisemiti, rispetto al 16 percento della popolazione complessiva.

Individuare le diverse radici ideologiche, politiche e religiose di questo sentimento crescente d’odio e pregiudizio nei confronti dei nostri concittadini ebrei è tanto fondamentale quanto urgente. Molti osservatori, non tra gli ultimi l’Agenzia tedesca per la sicurezza interna, hanno iniziato ad allargare il proprio campo d’indagine anche a fette della popolazione di confessione musulmana, dando risposta concreta al timore largamente diffuso all’interno della comunità ebraica rispetto a quel fenomeno noto come "antisemitismo d’importazione" che si affianca a quello del tutto locale d’origine neonazista. Dal 2015 in avanti, la crescente presenza di rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq ha allarmato molti ebrei in Germania che già si percepivano minacciati su due fronti opposti: da un lato, dall’avanzata della destra nazionalista dell’AfD, dall’altro da una più generale atmosfera d’intolleranza alimentata a distanza dal conflitto israelo-palestinese, soprattutto a partire dalla Seconda Intifada di inizio anni 2000.
Un episodio su tutti: nell’Aprile del 2018, nel distretto di Prenzlauer Berg a Berlino un ragazzo israeliano di nome Adam Armoush, viene aggredito da un 19enne siriano di origine palestinese mentre passeggia con un amico indossando uno yarmulke; il siriano prende la propria cintura e frusta il ragazzo israeliano al grido di “yehudi” (“ebreo” in arabo). La scena è filmata da un testimone ed il video, diffuso sui social media, https://youtu.be/NtkBzNaG_T8 genera una tale indignazione nell’opinione pubblica internazionale che Angela Merkel si ritrova costretta pubblicamente a parlare per la prima volta di “matrice islamica” in riferimento ad un episodio di violenza antisemita.
Anche in Svezia, il numero di crimini a sfondo antisemita registrati nel 2018 ha raggiunto il record più alto degli ultimi decenni, aumentando del 53% rispetto ai dati forniti dal governo nel 2016. Nei Paesi Bassi la polizia parla di casi raddoppiati tra il 2008 e il 2018, da 141 a 284 (dati Poldis). La comunità ebraica del Belgio, che conta circa 40.000 abitanti e si divide principalmente tra la capitale ed Anversa, ha subito un numero crescente di minacce ed intimidazioni negli ultimi anni a partire dall’attentato al Museo Ebraico di Bruxelles del 2014 per mano dell’ex miliziano dell'ISIS Mehdi Nemmouch, costato la vita a quattro persone. Il rabbino capo Albert Guigui non indossa più la kippah dal 2001, a seguito di un assalto antisemita alla sua persona per mano di un gruppo di giovani magrebini. L’esibizione del copricapo tradizionale ebraico viene percepito come pericoloso da un numero crescente di ebrei europei. Nel 2014, in Danimarca una scuola ebraica di Copenaghen ha invitato i suoi studenti ad indossare cappellini da baseball sopra i loro yarmulke. Nel 2016 Tzvi Amar, presidente del concistoro israelita di Marsiglia, ha consigliato agli ebrei della sua città di adottare una simile forma precauzionale. Anche in Italia gli incidenti antisemiti si sono quasi quadruplicati passando da 16 episodi nel 2010 a 56 nel 2018 (DIGOS).


Questi dati ci insegnano tre cose. Primo: il problema dell’antisemitismo è reale, vasto e radicato. Secondo: sottovalutare l’antisemitismo per pigrizia intellettuale o presunta superiorità morale, pensandolo come un problema che non ci affligge, significa solo rendersi complici della sua diffusione. Terzo: lasciare alle destre sole il monopolio su di un argomento che è molto più complesso di quello che ci fa comodo credere, è da irresponsabili.

E per concludere, si stia certi di una cosa: la comunità ebraica se ne fa molto poco delle nostre critiche nei confronti di Matteo Salvini, se a nostra volta non dimostriamo di esser capaci di riconoscere e combattere l'antisemitismo che serpeggia silenzioso tra le nostre stesse file.


- Matteo Gemolo per MicroMega




permalink | inviato da albertolupi il 31/7/2020 alle 21:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Diario anericano cap 1
post pubblicato in diario, il 20 luglio 2020


5 luglio

Adesso ho risolto il problema di alimentare il computer e posso iniziare il mio “Diario Americano”, ero rimasto con 32 minuti di autonomia. Il guaio è che coll’ultimo aggiornamento il computer è diventato pazzo e difficile per me da manovrare

Avevo un adattatore a casa ma era per la spina del fon, che ha un attacco tedesco e a casa sua Caterina aveva adattatori che accettano le spine a due poli, mentre il Computer ha una 3 poli da 10 ampère, solo in Italia abbiamo 4 tipi di spine, credo.

Nel frattempo il vecchio McAir di cui disponevo non apriva Gmail. Per qualche ragione è blindato e non aggiorna il Browser.

Fortunatamente AMAZON, pensa tutto ed un ora fa ha consegnato quello che funziona!

Il viaggio è stato un poco allucinante, treno per Bologna-Milano- e non so cos’altro; comunque il nome Malpensa Express ha una parola di troppo.

Le FS almeno provavano la febbre ai viaggiatori ma sono state le uniche.

Poi, soggiorno in un hotel vuoto e con solo prosciutto e melone come cena: era a un KM dal paese più vicino, e distante dal terminal una decina di km; il virus ha fatto sparire il servizio di navetta e sorgere la necessità d'usare due taxi.

Il giorno dopo partenza in ritardo, ma alla fine tutto è andato: gli aerei erano mezzi vuoti (ho anzi l’impressione che ci fosse gente solo “in economica”) avevo abbastanza spazio attorno a me. Il CIBO dell’aereo è sceso di almeno quattro gradini, a livello di snack per indesiderati ospiti!

Il primo giorno d'America, mi è sembrato quasi normale con l'unica differenza il ridottissimo numero di persone all'immigrazione e la mancanza dei casellanti al ponte di Martinez. Anche l’autonoleggio era praticamente vuoto e avevo solo uno davanti,

Il giorno dopo siamo andati da una conoscente di Caterina: la US-50 aveva traffico poi nelle stradine di campagna non c’è quasi mai nessuno, insomma non pareva particolarmente diverso, ed anche il giorno dopo, siamo andati ad uno dei supermercati che le piacciono la CO-OP 29th & R, e restituita la macchina ci siamo fermati ad un caffè: ma a 8 dollari una pasta ed un caffè è una cosa da evitare!

Ma il quarto giorno (July 4th) ho fatto un giro in bici, visto da fuori della macchina il «centro» della città appariva spettrale: non a livello di “The Last Man on Earth” o “I Am Legend”, ma quasi... C’erano tre o quattro che facevano preparativi per un barbecue, ma il McDonald’s e gli altri posti simili erano abbandonati, o avevano un aspetto simile. Poi qualche segno delle recenti violenze.

Adesso continuo la mia quarantena almeno collegato al mondo.

7 luglio

Anzitutto bisogna premettere che T.C. è un gatto “conico”; mi spiego.

Prendete un gatto normale, ed iscrivetelo in un cilindro, poi trasformate il cilindro in un cono, con la punta verso la coda. Ma parte anteriore del gatto a quel punto sarà più grossa ed il gatto avrà un leggero aspetto da bull-dog. Insomma ha una zocca ed un collo piuttosto massicci. E questo aspetto per me gli da un’aria particolare. Secondo me non s’è trasferito quando la famiglia con cui stava ha cambiato casa (è decisamente un casalingo) da un paio d’anni siamo divenuti gradualmente amici e l’anno scorso, mentre era un poco male in arnese (agli occhi di Caterina almeno) la porta di casa gli è stata aperta: s’è adattato di buon grado.

Da quando s’è accasato è però diventato molto “territoriale”, e meno esploratore.

Adesso in pratica passa il tempo in casa, un po’ sulla veranda se è in compagnia, un giretto nella corte posteriore e delle spedizioni alla casa dell’angolo, dalla sig.ra Linda, che negli anni della sua vita di boheme, l’aveva ospitato, assieme ad un vecchio gatto nero: Little Bear. Il suo territorio va dall’angolo della C street fino alla alley a fianco della casa accanto alla nostra, sulla destra a due case oltre dove abita una ex collega di Caterina, Elaine.

L’accasamento di T.C. ha naturalmente generato uno spostamento degli altri gatti, BAC (Bad Ass Cat) che era un ospite fisso della nostra veranda, amava farsi le unghie sulla carne delle nostre cosce, non si fa più vedere, e neppure il gatto rosso O.K. (Orange Kitty – Charlie) il gatto della Carol.

A volte compare Muffin una gatta tigrata di un vicino che abita sulla C, quando lui va via, ma per il resto T.C. pare tenere in ordine la corte.

In casa della Carol, al 309, proprio di fronte ci sono Fala, un labrador estremamente vivace, ed O.K. il gatto, più le gatte di David.

Questo è un veterano (ex militare) accampato nel giardino di Carol, che fino a poco fa aveva Sam(antha) ed un “serpente da compagnia”. Adesso non ha più il serpente – di cui non ricordo il nome – ma da tre giorni Annie (Oakley – quella di “Anna prendi il fucile”) una piccola gatta tricolore, simpaticissima.

L’unico guaio è la sua gelosia nei confronti di O.K, visto come il vero nemico. Mentre con Sam T.C. pare essere in rapporti cordiali, ma tesi, e Annie è appena arrivata. Il povero Charlie è invece stato attaccato da T.C. diverse volte e ho paura che questo sia capitato perché io e Charlie/O.K. siamo stati amici. Il gatto rosso ha uno specifico modo di fare le fusa gorgogliando ed è molto simpatico, adesso è vecchio ed un poco male in arnese, mi piacerebbe a trovarlo, ma si scatenerebbe l’inferno, per dirla con Massimo Decimo Meridio.

Passando alla razza umana: una buona parte delle attività si è trasferita in internet, e questo spiega perché il rallentamento dell’economia sia molto meno marcato qua che da noi: mi sto domandando come sarà la visita che debbo fare tra una decina di giorni (dopo la quarantena), … per quanto favorevole alla nuove tecniche una visita in ZOOM non so quanto sia affidabile. Mentre invece c’è un sistema di quel tipo per trattare gli affari con la banca.

Qua negli ultimi giormi è stato abbastanza “fresco” ma ventoso, e abbiamo avuto piccoli incendi attorno.

8 luglio

Non sempre il liberarsi dai muratori è una gran cosa: anche se non “potrebbe piovere” qualcosa può sempre accadere.

Qua negli ultimi giorni è stato abbastanza “fresco”, nel modo californiano: ossia dopo il mezzogiorno fa un caldo boia (40°, o 100 come dicono qua) ma con pochissima umidità e piuttosto ventoso.

Basta non mettersi al sole ed in una qualche maniera ci si dura. Però essendo ventoso abbiamo avuto piccoli incendi attorno un attorno che essendo Ammerka arriva fino a Bologna!

12 luglio (italiana), notte dell'11 in California.

Fossi in Italia sarei già più vecchio ma qua – ancora per qualche ora –ho ancora 67 anni.

Potenza del fuso orario.

Oggi è stata una giornata particolarmente calda, domani si spera meno. Ho fatto un giretto di ricognizione in bici nel quartiere: molti posti chiusi: uno dei miei fish & chips preferito, il negozio di elettronica 17th & J, un fornaio caffè pasticceria sempre sulla strada principale (J).

Le estetiste da cui vado a farmi fare le unghie dei piedi ancora ci sono, meno male!

Per il resto vita ritiratissima, tra tre giorni almeno finisco la quarantena.

13 luglio

Adesso sono 68 anni, anche qua. La memoria vacilla, o forse non ho slavato bene prima, mi pare che ci siano pezzi persi

Ieri, come oggi, è stata una giornata particolarmente calda, di mattina si sta ancora bene, ma la mancanza di vento poi lascia aumentare la temperatura anche a 40 gradi, che sebbene ci sia poca umidità sono parecchi; il sito delle previsioni del tempo dice che domani ci saranno 5 gradi in meno, ma questo lo trovavi scritto anche ieri, per oggi abbiamo avuto 42e un pelo °C, forse c’è una convenzione meteorologica per dare speranza.

Ad ogni modo l’aria è abbastanza pulita: si vede benissimo la luna anche in pieno giorno. Per tutto il giorno però c’è stata una calma di vento che se aiuta contro gli incendi impedisce di rinfrescare casa con l’apertura delle finestre (non c’è qua il condizionatore). Forse qualcosa si sta per muovere, speriamo. Alle 7 siamo tornati verso i 100°F, 38!.

Come detto un buon numero di chiusure nei dintorni. Unica attività vista ieri nel quartiere a parte Amazon e gli altri corrieri, un gruppetto di ragazzini che andava vero il Campidoglio per la solita protesta del Sabato mattina. I ragazzi sono noiosi ad ogni longitudine.

Ancora tre giorni di quarantena nei confronti di Caterina, andare sopra anche la sera almeno combatterà la disidratazione – non c’è un frigo quaggiù, solo acqua del rubinetto – ma per il resto bisogna continuare ad essere molto sobri negli incontri. Una statistica fatta da una banca nazionale dimostra una certa linearità tra l’uso della sua carta di credito e il numero di contagiati.

Al momento abbiamo appuntamento per un meeting con uno degli impiegati della Bank of America, ma sarà in teleconferenza. Spero che al contrario il mio appuntamento col medico, Giovedì la mia visita sarà di persona.

Oggi pomeriggio uno sciame di colibrì 10 o 20 sono venuti in giardino

13 luglio, revisited.

La memoria vacilla, o forse non ho slavato bene prima, mi pare che ci siano pezzi persi, ma forse son persi in testa: come ho dimenticato di accendere il termometro, nel provarmi la febbre (alla fine 96.2 per noi 35.7). Ed adesso il target di età diventa i 70 (almeno per la parte americana, qualcosa a che fare con facilitazioni fiscali sui risparmi previdenziali ma per me sono pochi soldi).

Il mio compleanno, è stato una giornata particolarmente calda quelle oltre i 100°F, i nostri 38, di mattina si sta ancora bene, ma la mancanza di vento poi lascia aumentare la temperatura anche a 40 gradi, che sebbene ci sia poca umidità sono parecchi; il sito delle previsioni del tempo dice che domani ci saranno 5 gradi in meno, ma questo lo trovavi scritto anche ieri, per oggi abbiamo avuto 42 e un pelo °C, forse c’è una convenzione meteorologica per dare speranza, annunciando temperature in calo.

Ad ogni modo l’aria è abbastanza pulita: si vede benissimo la luna anche in pieno giorno. Per tutto il giorno però c’è stata una calma di vento che se aiuta contro gli incendi impedisce di rinfrescare casa con l’apertura delle finestre (non c’è qua il condizionatore). Forse qualcosa si sta per muovere, speriamo. Alle 7 di sera siamo tornati verso i 100°F, 38!.

Ancora tre giorni di quarantena nei confronti di Caterina, andare sopra anche la sera almeno combatterà la disidratazione – non c’è un frigo quaggiù, solo acqua del rubinetto – ma per il resto bisogna continuare ad essere molto sobri negli incontri. Una statistica fatta da una banca nazionale dimostra una certa linearità tra l’uso della sua carta di credito al ristorante e il numero di contagiati.

Al momento abbiamo appuntamento per un meeting con uno degli impiegati della Bank of America, ma sarà in teleconferenza. Spero che al contrario il mio appuntamento col medico, Giovedì la mia visita sarà di persona. Riceverò l’ennesimo ultimatum a smettere di fumare assolutamente d’accordo il raziocinio, frustrato l’istinto!

Verso sera David il veterano si è messo a giocare con la gattina, io ed il gatto TC seduti io sulla veranda sul marciapiede lui stavamo aspettando la cena; l’attenzione del gatto era divisa tra i due dall’altra parte della strada e i rumori provenienti da sinistra, dalla casa della Signora Linda, una delle sue affezionate sponsor (ha vinto lei). La natura come si dice su riprende i suoi spazi, Oggi pomeriggio uno sciame di colibrì 10 o 20 sono venuti in giardino, adesso 3 di notte una puzzola di dimensioni omeriche sta pascolando in giardino, dove scava delle buche, che poi di giorno TC aggredisce. Ovviamente ho chiuso la porta di legno dietro la grata di ferro nell’attesa che se ne andasse.

Dopo

Ciao, sono 20 anni che vengo qua e non mi ero mai reso conto dell'importanza della California.Siccome tutti copiano Conte anche il Governatore nostro fa la conferenza a mezzogiorno sul virus. Oggi ha annunciato delle chiusure, ristoranti al chiuso, cinema ecc. e Wall Street è crollata. Il fatto è che questo stato rappresenta quasi il 15% dell'economia del paese, un po' più piccolo della Germania più grande di India, UK, Francia! E quasi la somma di Texas e New York.

Polifemo, la puzzola gigante, è tornata stanotte; non l’ho vista io ma Caterina, anche lei ha avuto l’impressione che sia piuttosto grande e ben decorata dalle sue strisce.

Ma ieri abbiamo anche avuto l’invasione di Annie, la gatta.

Siccome ero in cucina a versare il Caffè non ho visto come è entrata in casa, ma in un batter d’occhio passava da sotto in divano a sotto altri come un fulmine.

TC era andato dalla vicina per un supplemento d’indagine sui cibi per gatti, o simile, credo sia anche stata una graziosa delicatezza da parte sua.

16 luglio notte.

e le invasioni delle cavallette? pure quelle!

risveglio della 5° ora, a letto alle dieci, sveglio alle tre, se a mezzanotte alle 5.

Anche qua il v(a)irus ha più o meno sconvolto la sanità: avevamo prenotato via internet una visita (debbo recuperare quelle perse in Italia), ma: prima l'appuntamento in internet non è stato registrato, poi (Caterina aveva mandato un messaggio per controllare lo stato dell’appuntamento sempre in internet) me l'avevano ridato, infine mi hanno telefonato per spostarlo. Adesso mi auguro che dopo l’intervento di un operatore che sembrava umano (ma nella terra di Alexa nulla è sicuro) spero sia una sistemazione definitiva.

Stamattina è venuto un architetto che sta riprogettando la parte dietro della casa: si tenterebbe di avere un "bagno" civile - insomma, «all'italiana», speriamo che riesca... . Naturalmente il gatto non è molto d’accordo che passino stranieri per casa ed è sempre stato fuori portata.

Dopo che l'architetto è andato abbiamo pure trovato una cavalletta in cucina, ma è stata contenta di andarsene dalla finestra che le abbiamo aperto.

Stasera poi, in giardino è passato quello che mi è parso essere un opossum. In piena natura…

18 luglio

Ieri sera una California veramente californiana: i vicini del 2118 C street stanno facendo una specie di festa con musica e gridolini (più adatti ad una piscina, forse) come si vedeva nei film anni ’70 mentre davanti a noi è parcheggiata una vecchia CHEVY VAN che ricorda quella dei fumetti di “Scooby-Doo, Where Are You!”, volevo farle una foto stamattina ma era andata via da 5 minuti quando sono arrivato alla veranda con la macchina fotografica.

Abbiamo avuto un riposo dall’ondata di caldo, restando sui 90°F, 35 dei nostri ma con l’aiuto del vento non si sta male anzi, per le mie ossa è un caldo piacevole, oggi siamo tornati verso i 100.

Ieri pomeriggio il gatto ha iniziato ad esplorare la parte di sotto della casa, era venuto sulla porta accompagnando Caterina – ma oggi è venuto solo. Fino a qualche mese fa era occupata da un inquilino che aveva oltretutto un cane. Adesso ha fatto un rapido giro, questa parte della casa è rimasta fresca anche quando la settimana scorsa c’è stata un ondata

Poi dopo (sempre ieri) cena è di nuovo sceso in giardino, ma questa volta per esplorare questo, e c’era un piccolissimo opossum. Allego le foto Caterina dice che quando sino di quelle dimensioni hanno appena abbandonato la mamma, o forse non ancora: madre che forse è quella che ho visto due notti fa. Io cercavo di convincere TC a non fare il gattaccio, ma Caterina con maggior senso pratico ha portato il gatto via di peso.

TC è poi venuto a caffè con noi sulla veranda senza tornare nel giardino dietro.

Oggi pare che il piccolo opossum non ci sia più spero che sia andato per conto suo…. E non nella pancia di Muffin, la gatta del vicino che a volte viene di notte nel nostro giardino.

19 luglio

La gatta Samantha ha vinto: Annie, la gattina, è stata portata via.

Per quella conoscenza che solo i gatti hanno, quando la decisione di restituire l’altra gatta è stata presa lei è “tornata a casa”, ma questa è forse il modo di vedere le cose dagli umani. Spero che vada a stare bene: ma un posto come quello, era bello per lei.

Io sono adesso in attesa della mia visita: sarà venerdì ma domani debbo telefonare perché mi hanno mandato un messaggio secondo cui debbo fare delle robe che richiedono uno smartphone che io non ho.

5 luglio

Adesso ho risolto il problema di alimentare il computer e posso iniziare il mio “Diario Americano”, ero rimasto con 32 minuti di autonomia. Il guaio è che coll’ultimo aggiornamento il computer è diventato pazzo e difficile per me da manovrare

Avevo un adattatore a casa ma era per la spina del fon, che ha un attacco tedesco e a casa sua Caterina aveva adattatori che accettano le spine a due poli, mentre il Computer ha una 3 poli da 10 ampère, solo in Italia abbiamo 4 tipi di spine, credo.

Nel frattempo il vecchio McAir di cui disponevo non apriva Gmail. Per qualche ragione è blindato e non aggiorna il Browser.

Fortunatamente AMAZON, pensa tutto ed un ora fa ha consegnato quello che funziona!

Il viaggio è stato un poco allucinante, treno per Bologna-Milano- e non so cos’altro; comunque il nome Malpensa Express ha una parola di troppo.

Le FS almeno provavano la febbre ai viaggiatori ma sono state le uniche.

Poi, soggiorno in un hotel vuoto e con solo prosciutto e melone come cena: era a un KM dal paese più vicino, e distante dal terminal una decina di km; il virus ha fatto sparire il servizio di navetta e sorgere la necessità d'usare due taxi.

Il giorno dopo partenza in ritardo, ma alla fine tutto è andato: gli aerei erano mezzi vuoti (ho anzi l’impressione che ci fosse gente solo “in economica”) avevo abbastanza spazio attorno a me. Il CIBO dell’aereo è sceso di almeno quattro gradini, a livello di snack per indesiderati ospiti!

Il primo giorno d'America, mi è sembrato quasi normale con l'unica differenza il ridottissimo numero di persone all'immigrazione e la mancanza dei casellanti al ponte di Martinez. Anche l’autonoleggio era praticamente vuoto e avevo solo uno davanti,

Il giorno dopo siamo andati da una conoscente di Caterina: la US-50 aveva traffico poi nelle stradine di campagna non c’è quasi mai nessuno, insomma non pareva particolarmente diverso, ed anche il giorno dopo, siamo andati ad uno dei supermercati che le piacciono la CO-OP 29th & R, e restituita la macchina ci siamo fermati ad un caffè: ma a 8 dollari una pasta ed un caffè è una cosa da evitare!

Ma il quarto giorno (July 4th) ho fatto un giro in bici, visto da fuori della macchina il «centro» della città appariva spettrale: non a livello di “The Last Man on Earth” o “I Am Legend”, ma quasi... C’erano tre o quattro che facevano preparativi per un barbecue, ma il McDonald’s e gli altri posti simili erano abbandonati, o avevano un aspetto simile. Poi qualche segno delle recenti violenze.

Adesso continuo la mia quarantena almeno collegato al mondo.

7 luglio

Anzitutto bisogna premettere che T.C. è un gatto “conico”; mi spiego.

Prendete un gatto normale, ed iscrivetelo in un cilindro, poi trasformate il cilindro in un cono, con la punta verso la coda. Ma parte anteriore del gatto a quel punto sarà più grossa ed il gatto avrà un leggero aspetto da bull-dog. Insomma ha una zocca ed un collo piuttosto massicci. E questo aspetto per me gli da un’aria particolare. Secondo me non s’è trasferito quando la famiglia con cui stava ha cambiato casa (è decisamente un casalingo) da un paio d’anni siamo divenuti gradualmente amici e l’anno scorso, mentre era un poco male in arnese (agli occhi di Caterina almeno) la porta di casa gli è stata aperta: s’è adattato di buon grado.

Da quando s’è accasato è però diventato molto “territoriale”, e meno esploratore.

Adesso in pratica passa il tempo in casa, un po’ sulla veranda se è in compagnia, un giretto nella corte posteriore e delle spedizioni alla casa dell’angolo, dalla sig.ra Linda, che negli anni della sua vita di boheme, l’aveva ospitato, assieme ad un vecchio gatto nero: Little Bear. Il suo territorio va dall’angolo della C street fino alla alley a fianco della casa accanto alla nostra, sulla destra a due case oltre dove abita una ex collega di Caterina, Elaine.

L’accasamento di T.C. ha naturalmente generato uno spostamento degli altri gatti, BAC (Bad Ass Cat) che era un ospite fisso della nostra veranda, amava farsi le unghie sulla carne delle nostre cosce, non si fa più vedere, e neppure il gatto rosso O.K. (Orange Kitty – Charlie) il gatto della Carol.

A volte compare Muffin una gatta tigrata di un vicino che abita sulla C, quando lui va via, ma per il resto T.C. pare tenere in ordine la corte.

In casa della Carol, al 309, proprio di fronte ci sono Fala, un labrador estremamente vivace, ed O.K. il gatto, più le gatte di David.

Questo è un veterano (ex militare) accampato nel giardino di Carol, che fino a poco fa aveva Sam(antha) ed un “serpente da compagnia”. Adesso non ha più il serpente – di cui non ricordo il nome – ma da tre giorni Annie (Oakley – quella di “Anna prendi il fucile”) una piccola gatta tricolore, simpaticissima.

L’unico guaio è la sua gelosia nei confronti di O.K, visto come il vero nemico. Mentre con Sam T.C. pare essere in rapporti cordiali, ma tesi, e Annie è appena arrivata. Il povero Charlie è invece stato attaccato da T.C. diverse volte e ho paura che questo sia capitato perché io e Charlie/O.K. siamo stati amici. Il gatto rosso ha uno specifico modo di fare le fusa gorgogliando ed è molto simpatico, adesso è vecchio ed un poco male in arnese, mi piacerebbe a trovarlo, ma si scatenerebbe l’inferno, per dirla con Massimo Decimo Meridio.

Passando alla razza umana: una buona parte delle attività si è trasferita in internet, e questo spiega perché il rallentamento dell’economia sia molto meno marcato qua che da noi: mi sto domandando come sarà la visita che debbo fare tra una decina di giorni (dopo la quarantena), … per quanto favorevole alla nuove tecniche una visita in ZOOM non so quanto sia affidabile. Mentre invece c’è un sistema di quel tipo per trattare gli affari con la banca.

Qua negli ultimi giormi è stato abbastanza “fresco” ma ventoso, e abbiamo avuto piccoli incendi attorno.

8 luglio

Non sempre il liberarsi dai muratori è una gran cosa: anche se non “potrebbe piovere” qualcosa può sempre accadere.

Qua negli ultimi giorni è stato abbastanza “fresco”, nel modo californiano: ossia dopo il mezzogiorno fa un caldo boia (40°, o 100 come dicono qua) ma con pochissima umidità e piuttosto ventoso.

Basta non mettersi al sole ed in una qualche maniera ci si dura. Però essendo ventoso abbiamo avuto piccoli incendi attorno un attorno che essendo Ammerka arriva fino a Bologna!

12 luglio (italiana), notte dell'11 in California.

Fossi in Italia sarei già più vecchio ma qua – ancora per qualche ora –ho ancora 67 anni.

Potenza del fuso orario.

Oggi è stata una giornata particolarmente calda, domani si spera meno. Ho fatto un giretto di ricognizione in bici nel quartiere: molti posti chiusi: uno dei miei fish & chips preferito, il negozio di elettronica 17th & J, un fornaio caffè pasticceria sempre sulla strada principale (J).

Le estetiste da cui vado a farmi fare le unghie dei piedi ancora ci sono, meno male!

Per il resto vita ritiratissima, tra tre giorni almeno finisco la quarantena.

13 luglio

Adesso sono 68 anni, anche qua. La memoria vacilla, o forse non ho slavato bene prima, mi pare che ci siano pezzi persi

Ieri, come oggi, è stata una giornata particolarmente calda, di mattina si sta ancora bene, ma la mancanza di vento poi lascia aumentare la temperatura anche a 40 gradi, che sebbene ci sia poca umidità sono parecchi; il sito delle previsioni del tempo dice che domani ci saranno 5 gradi in meno, ma questo lo trovavi scritto anche ieri, per oggi abbiamo avuto 42e un pelo °C, forse c’è una convenzione meteorologica per dare speranza.

Ad ogni modo l’aria è abbastanza pulita: si vede benissimo la luna anche in pieno giorno. Per tutto il giorno però c’è stata una calma di vento che se aiuta contro gli incendi impedisce di rinfrescare casa con l’apertura delle finestre (non c’è qua il condizionatore). Forse qualcosa si sta per muovere, speriamo. Alle 7 siamo tornati verso i 100°F, 38!.

Come detto un buon numero di chiusure nei dintorni. Unica attività vista ieri nel quartiere a parte Amazon e gli altri corrieri, un gruppetto di ragazzini che andava vero il Campidoglio per la solita protesta del Sabato mattina. I ragazzi sono noiosi ad ogni longitudine.

Ancora tre giorni di quarantena nei confronti di Caterina, andare sopra anche la sera almeno combatterà la disidratazione – non c’è un frigo quaggiù, solo acqua del rubinetto – ma per il resto bisogna continuare ad essere molto sobri negli incontri. Una statistica fatta da una banca nazionale dimostra una certa linearità tra l’uso della sua carta di credito e il numero di contagiati.

Al momento abbiamo appuntamento per un meeting con uno degli impiegati della Bank of America, ma sarà in teleconferenza. Spero che al contrario il mio appuntamento col medico, Giovedì la mia visita sarà di persona.

Oggi pomeriggio uno sciame di colibrì 10 o 20 sono venuti in giardino

13 luglio, revisited.

La memoria vacilla, o forse non ho slavato bene prima, mi pare che ci siano pezzi persi, ma forse son persi in testa: come ho dimenticato di accendere il termometro, nel provarmi la febbre (alla fine 96.2 per noi 35.7). Ed adesso il target di età diventa i 70 (almeno per la parte americana, qualcosa a che fare con facilitazioni fiscali sui risparmi previdenziali ma per me sono pochi soldi).

Il mio compleanno, è stato una giornata particolarmente calda quelle oltre i 100°F, i nostri 38, di mattina si sta ancora bene, ma la mancanza di vento poi lascia aumentare la temperatura anche a 40 gradi, che sebbene ci sia poca umidità sono parecchi; il sito delle previsioni del tempo dice che domani ci saranno 5 gradi in meno, ma questo lo trovavi scritto anche ieri, per oggi abbiamo avuto 42 e un pelo °C, forse c’è una convenzione meteorologica per dare speranza, annunciando temperature in calo.

Ad ogni modo l’aria è abbastanza pulita: si vede benissimo la luna anche in pieno giorno. Per tutto il giorno però c’è stata una calma di vento che se aiuta contro gli incendi impedisce di rinfrescare casa con l’apertura delle finestre (non c’è qua il condizionatore). Forse qualcosa si sta per muovere, speriamo. Alle 7 di sera siamo tornati verso i 100°F, 38!.

Ancora tre giorni di quarantena nei confronti di Caterina, andare sopra anche la sera almeno combatterà la disidratazione – non c’è un frigo quaggiù, solo acqua del rubinetto – ma per il resto bisogna continuare ad essere molto sobri negli incontri. Una statistica fatta da una banca nazionale dimostra una certa linearità tra l’uso della sua carta di credito al ristorante e il numero di contagiati.

Al momento abbiamo appuntamento per un meeting con uno degli impiegati della Bank of America, ma sarà in teleconferenza. Spero che al contrario il mio appuntamento col medico, Giovedì la mia visita sarà di persona. Riceverò l’ennesimo ultimatum a smettere di fumare assolutamente d’accordo il raziocinio, frustrato l’istinto!

Verso sera David il veterano si è messo a giocare con la gattina, io ed il gatto TC seduti io sulla veranda sul marciapiede lui stavamo aspettando la cena; l’attenzione del gatto era divisa tra i due dall’altra parte della strada e i rumori provenienti da sinistra, dalla casa della Signora Linda, una delle sue affezionate sponsor (ha vinto lei). La natura come si dice su riprende i suoi spazi, Oggi pomeriggio uno sciame di colibrì 10 o 20 sono venuti in giardino, adesso 3 di notte una puzzola di dimensioni omeriche sta pascolando in giardino, dove scava delle buche, che poi di giorno TC aggredisce. Ovviamente ho chiuso la porta di legno dietro la grata di ferro nell’attesa che se ne andasse.

Dopo

Ciao, sono 20 anni che vengo qua e non mi ero mai reso conto dell'importanza della California.Siccome tutti copiano Conte anche il Governatore nostro fa la conferenza a mezzogiorno sul virus. Oggi ha annunciato delle chiusure, ristoranti al chiuso, cinema ecc. e Wall Street è crollata. Il fatto è che questo stato rappresenta quasi il 15% dell'economia del paese, un po' più piccolo della Germania più grande di India, UK, Francia! E quasi la somma di Texas e New York.

Polifemo, la puzzola gigante, è tornata stanotte; non l’ho vista io ma Caterina, anche lei ha avuto l’impressione che sia piuttosto grande e ben decorata dalle sue strisce.

Ma ieri abbiamo anche avuto l’invasione di Annie, la gatta.

Siccome ero in cucina a versare il Caffè non ho visto come è entrata in casa, ma in un batter d’occhio passava da sotto in divano a sotto altri come un fulmine.

TC era andato dalla vicina per un supplemento d’indagine sui cibi per gatti, o simile, credo sia anche stata una graziosa delicatezza da parte sua.

16 luglio notte.

e le invasioni delle cavallette? pure quelle!

risveglio della 5° ora, a letto alle dieci, sveglio alle tre, se a mezzanotte alle 5.

Anche qua il v(a)irus ha più o meno sconvolto la sanità: avevamo prenotato via internet una visita (debbo recuperare quelle perse in Italia), ma: prima l'appuntamento in internet non è stato registrato, poi (Caterina aveva mandato un messaggio per controllare lo stato dell’appuntamento sempre in internet) me l'avevano ridato, infine mi hanno telefonato per spostarlo. Adesso mi auguro che dopo l’intervento di un operatore che sembrava umano (ma nella terra di Alexa nulla è sicuro) spero sia una sistemazione definitiva.

Stamattina è venuto un architetto che sta riprogettando la parte dietro della casa: si tenterebbe di avere un "bagno" civile - insomma, «all'italiana», speriamo che riesca... . Naturalmente il gatto non è molto d’accordo che passino stranieri per casa ed è sempre stato fuori portata.

Dopo che l'architetto è andato abbiamo pure trovato una cavalletta in cucina, ma è stata contenta di andarsene dalla finestra che le abbiamo aperto.

Stasera poi, in giardino è passato quello che mi è parso essere un opossum. In piena natura…

18 luglio

Ieri sera una California veramente californiana: i vicini del 2118 C street stanno facendo una specie di festa con musica e gridolini (più adatti ad una piscina, forse) come si vedeva nei film anni ’70 mentre davanti a noi è parcheggiata una vecchia CHEVY VAN che ricorda quella dei fumetti di “Scooby-Doo, Where Are You!”, volevo farle una foto stamattina ma era andata via da 5 minuti quando sono arrivato alla veranda con la macchina fotografica.

Abbiamo avuto un riposo dall’ondata di caldo, restando sui 90°F, 35 dei nostri ma con l’aiuto del vento non si sta male anzi, per le mie ossa è un caldo piacevole, oggi siamo tornati verso i 100.

Ieri pomeriggio il gatto ha iniziato ad esplorare la parte di sotto della casa, era venuto sulla porta accompagnando Caterina – ma oggi è venuto solo. Fino a qualche mese fa era occupata da un inquilino che aveva oltretutto un cane. Adesso ha fatto un rapido giro, questa parte della casa è rimasta fresca anche quando la settimana scorsa c’è stata un ondata

Poi dopo (sempre ieri) cena è di nuovo sceso in giardino, ma questa volta per esplorare questo, e c’era un piccolissimo opossum. Allego le foto Caterina dice che quando sino di quelle dimensioni hanno appena abbandonato la mamma, o forse non ancora: madre che forse è quella che ho visto due notti fa. Io cercavo di convincere TC a non fare il gattaccio, ma Caterina con maggior senso pratico ha portato il gatto via di peso.

TC è poi venuto a caffè con noi sulla veranda senza tornare nel giardino dietro.

Oggi pare che il piccolo opossum non ci sia più spero che sia andato per conto suo…. E non nella pancia di Muffin, la gatta del vicino che a volte viene di notte nel nostro giardino.

19 luglio

La gatta Samantha ha vinto: Annie, la gattina, è stata portata via.

Per quella conoscenza che solo i gatti hanno, quando la decisione di restituire l’altra gatta è stata presa lei è “tornata a casa”, ma questa è forse il modo di vedere le cose dagli umani. Spero che vada a stare bene: ma un posto come quello, era bello per lei.

Io sono adesso in attesa della mia visita: sarà venerdì ma domani debbo telefonare perché mi hanno mandato un messaggio secondo cui debbo fare delle robe che richiedono uno smartphone che io non ho.




permalink | inviato da albertolupi il 20/7/2020 alle 22:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
furbissssimissimi
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2020


Questi qui sono furbissssimissimi :
La fase “zero” fu l’acquisizione da parte di «Schema 28» della parte IRI delle autostrade italiane, si vocifera che al costo d’un miliardo ne siano stati incassati dieci, … ovviamente non so se sia vero: sarebbe un affare da 10% l'anno.
Comunque l’investimento iniziale è stato ripagato ad abundatiam, specie grazie a convenzioni segrete, contro cui mi ricordo ha tuonato solo Oscar Giannino, ca...
Ovvio che data la presenza d'altri soci (dovrebbe essere il 70% del capitale) ha ridotto la fetta della famiglia Benetton, ma non credo in modo da impoverirli.
Adesso con questo tipo d'esproprio proletario i Benetton ricevono una attima buonuscita in quanto:
a) Venderanno le azioni a prezzo circa di di mercato (prima piuttosto che dopo l'aumento di capitale) ma grazie alla presenza di due investitori cui non si può pestare i piedi (Il 5% è in mano al fondo cinese Silk Road, che ha anche un rappresentante in consiglio di amministrazione. L’altro 7% è detenuto da un veicolo, Appia Investment, sottoscritto dal gruppo assicurativo Allianz ed Edf Invest e Dif, il fondo sovrano di Singapore Gic, la banca Hsbc, il fondo Usa BlackRock e la fondazione Cassa di Risparmio di Torino) quindi da adesso non perderanno un soldo anzi probabilmente ci guadagneranno.
b) Gli investimenti che sono "rimanenti" per via dei blocchi ecologici amministrativi saranno a carico dei nuovi azionisti tra cui sarà predominante lo stato Italiano (o meglio i risparmitori postali). Stesso discorso da fare per il mare d'obbligazioni che sono emesse da Atlantia, come noto l'obbligazione segue il bene!
c) La - eventuale - sentenza sulla disgrazia del ponte Morandi sarà applicata a Atlantia (o alla eventuale società che gli succederà) e non agli azionisti quindi dopo la sentenza sarà Atlantia a pagare ...ehm sempre lo stato italiano ..
Insomma basta leggere tra le righe e studiare un pochino per capire che per i Benetton è un affarone dopo quello che è successo .



permalink | inviato da albertolupi il 16/7/2020 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
furbissssimissimi
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2020


Questi qui sono furbissssimissimi :
La fase “zero” fu l’acquisizione da parte di «Schema 28» della parte IRI delle autostrade italiane, si vocifera che al costo d’un miliardo ne siano stati incassati dieci, … ovviamente non so se sia vero: sarebbe un affare da 10% l'anno.
Comunque l’investimento iniziale è stato ripagato ad abundatiam, specie grazie a convenzioni segrete, contro cui mi ricordo ha tuonato solo Oscar Giannino, ca...
Ovvio che data la presenza d'altri soci (dovrebbe essere il 70% del capitale) ha ridotto la fetta della famiglia Benetton, ma non credo in modo da impoverirli.
Adesso con questo tipo d'esproprio proletario i Benetton ricevono una attima buonuscita in quanto:
a) Venderanno le azioni a prezzo circa di di mercato (prima piuttosto che dopo l'aumento di capitale) ma grazie alla presenza di due investitori cui non si può pestare i piedi (Il 5% è in mano al fondo cinese Silk Road, che ha anche un rappresentante in consiglio di amministrazione. L’altro 7% è detenuto da un veicolo, Appia Investment, sottoscritto dal gruppo assicurativo Allianz ed Edf Invest e Dif, il fondo sovrano di Singapore Gic, la banca Hsbc, il fondo Usa BlackRock e la fondazione Cassa di Risparmio di Torino) quindi da adesso non perderanno un soldo anzi probabilmente ci guadagneranno.
b) Gli investimenti che sono "rimanenti" per via dei blocchi ecologici amministrativi saranno a carico dei nuovi azionisti tra cui sarà predominante lo stato Italiano (o meglio i risparmitori postali). Stesso discorso da fare per il mare d'obbligazioni che sono emesse da Atlantia, come noto l'obbligazione segue il bene!
c) La - eventuale - sentenza sulla disgrazia del ponte Morandi sarà applicata a Atlantia (o alla eventuale società che gli succederà) e non agli azionisti quindi dopo la sentenza sarà Atlantia a pagare ...ehm sempre lo stato italiano ..
Insomma basta leggere tra le righe e studiare un pochino per capire che per i Benetton è un affarone dopo quello che è successo .



permalink | inviato da albertolupi il 16/7/2020 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
IL FANATISMO SENZA FUTURO CHE DISTRUGGE IL PASSATO
post pubblicato in diario, il 17 giugno 2020


Ripropongo, avendolo trovato interessante


L’onda fanatica e integralista che si sta abbattendo su alcuni paesi occidentali, sulla scia delle proteste anti-razziste nate negli Stati Uniti dopo la brutale uccisione di George Floyd, va ormai oltre gli isterismi censori che di solito si imputano al “politicamente corretto”: un movimento di idee nato nei campus americani con l’obiettivo di combattere le discriminazioni contro le minoranze e divenuto una gabbia linguistico – culturale che ormai rischia di soffocare il dibattito pubblico e la stessa ricerca accademica.

Dall’igiene delle parole, con esiti d’un conformismo spesso grottesco a dispetto delle buone intenzioni iniziali (il rispetto delle differenze e la difesa del multiculturalismo attraverso il bando dei termini potenzialmente offensivi), siamo ormai scivolati nell’iconoclastia (l’abbattimento o rimozione di statue e lapidi, l’oltraggio ai monumenti e la censura alle opere d’arte) e nella violenza come strumento con cui minoranze radicali attive intendono imporre la propria visione ideologica all’intera società: non il riconoscimento degli errori del passato (da spiegare e contestualizzare senza giustificarli), ma la sua cancellazione simbolica e materiale.

Nulla di nuovo, beninteso. Nel corso del Novecento – e andando indietro nei secoli – s’è visto decisamente di peggio. Di vincitori in armi, di capi politici violenti o di masse infuriate che hanno cercato di cancellare ogni traccia (anche fisica) dei loro nemici privati e pubblici la storia è piena. Il problema è che questa forma odierna di damnatio memoriae, indirizzata contro personalità del passato accusate oggi d’aver praticato o avallato politiche discriminatorie su base razziale quando vigevano altri sistemi di valore e sensibilità, nasce nel cuore del mondo per definizione libero, pluralistico e tollerante. La discriminazione delle idee, la censura e la riscrittura del passato sono pratiche correnti nei regimi autocratici e totalitari. Ma come si spiega questo scoppio di settarismo travestito da lotta per i diritti e da indignazione civile nelle democrazie più avanzate?

Probabilmente stanno concorrendo molti fattori. Il più banale, e generale, è il clima sociale rabbioso che la pandemia ha creato su scala globale. Il lungo lockdown è stato rivelatore, tra le altre cose, delle grandi ineguaglianze presenti anche nelle società più sviluppate (che in Paesi come gli Stati Uniti sono al contempo economiche e razziali), cui si sono aggiunte le paure per la recessione già cominciata. Dalle grandi emergenze storiche si esce sempre attraverso una fase di caos e convulsioni, nella quale probabilmente siamo appena entrati.

Nemmeno è da trascurare l’aspetto, anch’esso generico, di rivolta generazionale. Sennonché alla ricorrente lotta dei figli contro i padri naturali s’è aggiunta stavolta quella contro gli antenati e i padri simbolici: tutti colpevoli, come in una catena genealogica che non ammette innocenti, del presente senza futuro che le classi più giovani sentono di vivere per la prima volta nella storia del mondo. In questo caso, più che di rabbia sociale si tratta di disperazione individuale e di gruppo.

Ma questo è solo lo sfondo del nuovo oscurantismo occidentale, così come il video che riprendeva la morte di un afro-americano per mano di poliziotti bianchi (non tutti bianchi, in realtà) non è stato altro che l’innesco occasionale delle ragioni che più direttamente alimentano questa sorta di movimento luddista applicato alla (propria) storia.

Ad esempio, la frustrazione politica che attanaglia i movimenti della sinistra radicale o antagonista dacché hanno preso consapevolezza di aver fallito il loro obiettivo generale: cambiare lo stato delle cose, a partire dai rapporti sociali ed economici iniqui creati da un capitalismo che hanno sempre detto di voler abbattere o riformare drasticamente. Nella sua permutazione finanziaria e iper-tecnologica, il capitalismo globale ha però dimostrato di essere una forza storica inarrestabile, capace di inglobare e di piegare alle sue logiche anche chi lo contesta ed è costretto, per farlo, ad utilizzare gli strumenti che esso stesso gli fornisce governandoli dall’alto e sempre secondo logiche di profitto (a partire dai social).

Nella mentalità pseudorivoluzionaria di molti attivisti, l’impossibilità di cambiare il presente (ovvero il fallimento di tutti i tentativi fatti sinora) sembra aver trovato una compensazione, politica e psicologica, nell’attacco simbolico al passato. Invece di prendersela con Zuckerberg o Bezos, ci si accanisce sulla statua di Churchill o Montanelli. È un rivoluzionarismo che non potendo costruire il “mondo nuovo” (a quello hanno pensato Microsoft, Apple, Amazon e Facebook) prova a riscrivere o cancellare il “mondo vecchio”.

C’è poi un altro fattore, tragicamente paradossale: le democrazie liberali, sulla base di una perversa osmosi tutta da spiegare, sembrano aver inconsapevolmente introiettato alcuni dei tratti peggiori dei modelli politici che hanno storicamente combattuto. Dai sistemi totalitari viene ad esempio quella concezione pedagogica della politica e della storia che rischia di sconfinare, ove perseguita, nell’indottrinamento dall’alto e nella censura delle idee sgradite al potere: che nelle democrazie odierne sta diventando soprattutto quello anonimo di un’opinione pubblica che in realtà spesso riflette non l’opinione generale, ma l’attivismo di alcune minoranze organizzate particolarmente aggressive e mediaticamente ben supportate. Dai regimi fondamentalisti pseudoreligiosi viene invece una visione della convivenza civile che in certe società democratiche tende a basarsi sempre più sui divieti per legge, sull’interdetto sociale, sul conformismo dei valori, sulla codifica pubblica dei costumi, dei comportamenti e del linguaggio, sull’esistenza di una morale pubblica obbligatoria o egemone alla quale uniformarsi come singoli.

Molto gioca anche, nella moda odierna di dare del criminale genocida a Cristoforo Colombo, non tanto l’ignoranza obiettiva del giovane rivoltoso acculturatosi attraverso la Rete, quanto il rifiuto in sé della storia come forma di conoscenza (in passato non ha niente da insegnarci) e come orizzonte temporale (il presente è l’unica dimensione che riusciamo a padroneggiare mentalmente). Rifiuto che si accompagna, nel mondo cosiddetto occidentale, alla stanchezza della storia, tipica di tutte le civiltà decadenti che sentono di aver esaurito la loro spinta propulsiva, e ad un odio di sé penitenziale che nasce non da un’assunzione di responsabilità, che per essere seria richiederebbe un vaglio critico del passato e una sua conoscenza analitica, ma dal desiderio di liberarsi da ogni peso chiedendo scusa, inginocchiandosi e chinando il capo. La storia – che come diceva Gramsci “è una unità nel tempo, per cui il presente contiene tutto il passato e del passato si realizza nel presente ciò che è essenziale” – è per definizione un contenitore di fatti ed eventi controversi, ambigui e laceranti che evidentemente non si ha più la voglia di affrontare: più semplice condannarla e ripudiarla secondo criteri morali o sulla base di interessi politici contingenti. L’auto flagellazione e la denuncia pubblica sono del resto più semplici (e, a quanto pare, mediaticamente più efficaci) di una rilettura critica del passato.

Ma cosa si rischia se quest’ondata di furore, giustificata dal desiderio di costruire una società più inclusiva e armonica, dovesse continuare? Secondo l’esperienza non c’è azione che non susciti una reazione. E se la prima è violenta e discriminatoria, lo sarà anche la seconda. Così come un’identità forzatamente negata ne provoca l’irrigidimento. Visto che va di moda parlare del rischio di un nuovo fascismo, ricordiamo che quello originario mussoliniano si costruì una base di massa e un vasto consenso quando si trasformò, da aristocrazia delle trincee e da movimento eversivo qual era, in anti-bolscevismo militante, in catalizzatore della grande e piccola borghesia intimorite dallo spettro della rivoluzione comunista. Quando si teme una forma di oppressione, nel contesto odierno quella che in nome della “giustizia razziale” finisce per vedere in ogni uomo bianco un oppressore chiamato a vergognarsi del suo passato, il pericolo è che si finisca per aderire, per auto-difesa, ad una di segno opposto. Dalla “giustizia razziale” alla “guerra razziale”, coi movimenti d’estrema destra che già si mobilitano, il passo potrebbe essere tragicamente breve.

* Editoriale di Alessandro Campi aparso su “Il Messaggero” (Roma) e “Il Mattino” (Napoli) del 12 giugno 2020





permalink | inviato da albertolupi il 17/6/2020 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
il violinista nella metro
post pubblicato in diario, il 12 giugno 2020


Si racconta che un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.

Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.

Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.

Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare.

Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.

Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento.

Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.

Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.

L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.

La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".

Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?".





permalink | inviato da albertolupi il 12/6/2020 alle 3:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
il Caporale ASCH
post pubblicato in diario, il 12 giugno 2020


Nella temperie dei primi anno ’50 Hans Helmut Kirst scrisse la trilogia 08/15
08/15 La rivolta del caporale Asch
08/15 La strana guerra del sottufficiale Asch
08/15 La vittoria finale del tenente Asch
una serie di romanzi scritti nell'immediato dopoguerra basandosi sulla pripria personale esperienza. Egli infatti ha servito 1933-45 nella Wehrmacht come ufficiale.
Minore valore ebbe poi “08/15 Oggi” mentre altri quali “La notte dei generali” brillano di luce propria.
I romanzi di 08/15 ebbero un buon successo di pubblico anche perché erano pervasi di un notevole senso di antimilitarismo e di critica nella cieca obbedienza imposta per molti anni alla popolazione tedesca.
Dai romanzi sono stati tratti alcuni film che ho acquistano. Questa breve nota riguarda i film, che ho guardato con una certa difficoltà per l’abitudine tedesca di non mettere i sottotitoli, ed ammetto che il mio tedesco zoppica molto. Il giudizio della critica tedesca è stato piuttosto negativo:
«Troppo aneddoticamente divertente e troppo apolitico per essere considerato un serio accordo con la compromissione prussiana sotto Hitler» secondo la critica cattolica Handbuch V der katholischen Filmkritik, 3. Auflage. Verlag Haus Altenberg, Düsseldorf 1963, S. 324.
«Aneddotiche, grossolane, spesso volgari e sostanzialmente apolitiche, la serie in tre parti difficilmente soddisfa la sua pretesa di un impegno anti-militare critico; Piuttosto, serve abilmente le aspettative di intrattenimento del pubblico e di conseguenza è diventato uno dei più grandi successi al botteghino tedesco negli anni '50» – così il “Lexikon des internationalen Films” (CD-ROM-Ausgabe), Systhema, München 1997.

Il primo è abbastanza fedele alla storia scritta ed avendo saputo, da anni, cosa succedeva sono riuscito a seguirlo bene. Il secondo un poco si discosta da quello che ricordo, ma insomma si guarda.
È il terzo che delude amaramente: la storia amputata di parti essenziali – orbata di una buona dose dei protagonisti, sorvolate la descrizione degli stati d’animo degli assenti e pure dei presenti.
Gli americani ridotti a macchiette (anche se HHK non è che li amasse troppo).
Il Booklet che accompagna la trilogia è interessante dato che dà anche conto delle diatribe politiche degli anni ’50 che sono sottese dalla storia.
Interessante,quindi, ma in parte deludente.





permalink | inviato da albertolupi il 12/6/2020 alle 2:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Valentino Baldacci su Salvemini
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2020


Trovo un breve articolo su di un episodio che quasi tutti ignoriamo, circa la sorte d’un BUONO, che divenne complice dei malvagi.
“Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi” è il sottotitolo del recente lavoro della giovane ricercatrice Filomena Fantarella, pubblicato dall’editore Donzelli, il cui titolo è Un figlio per nemico.
La ricerca, frutto del lavoro negli archivi di quattro Paesi, ricostruisce con estrema cura una vicenda, non del tutto sconosciuta ma certamente poco nota, soprattutto in alcuni aspetti privati e familiari, che attraversò buona parte della vita di Salvemini e che ebbe una tragica conclusione.
Salvemini perse, ancora giovane, l’intera famiglia – la moglie e quattro figli – nel terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Come si può immaginare, fu per lui un colpo durissimo, dal quale poté riprendersi solo gettandosi a corpo morto negli studi e soprattutto nella lotta politica, soprattutto battendosi in difesa dei contadini meridionali, in particolare di quelli della sua nativa Puglia.
Qualche anno più tardi conobbe una signora francese, Fernande Dauriac, che si stava separando dal marito, con il quale aveva avuto due figli, Jean e Marguerite. Nel 1916 – in piena guerra mondiale, alla quale Salvemini partecipò dopo essere stato un deciso interventista – i due si sposarono. Salvemini si legò profondamente non solo alla nuova moglie ma anche ai due ragazzi, in particolare a Jean, giovane brillante e intelligente.
Mentre Salvemini percorse il suo cammino di intransigente antifascista, che lo portò a subire la prigione e l’esilio, in Francia e poi negli Stati Uniti, il giovane Jean costruì una sua personalità politica intorno ai principi di un pacifismo assoluto, che in un primo tempo lo portarono a legarsi ad Aristide Briand, sostenitore della pace e di un accordo tra Francia e Germania. La morte di Briand nel 1934 e soprattutto il nuovo clima europeo cambiarono il segno dell’impegno politico e giornalistico di Jean Luchaire, che sempre più militò nel campo di coloro che, di fronte all’avanzata della Germania nazista, sostenevano la necessità – al fine di preservare ad ogni costo la pace – di un appeasement che di fatto significava il cedimento di fronte alle pretese espansionistiche naziste.
Il momento della verità venne nel giugno 1940, quando, al momento del crollo della Francia di fronte alle armate tedesche, si formò il governo del Maresciallo Pétain che firmò l’armistizio con la Germania e scelse una linea di collaborazione con l’occupante nazista, che si accentuò col tempo, fino a far propria anche la più spietata persecuzione antisemita.
Jean Luchaire fu tra quelli che si allinearono con Pétain. Forte anche della sua amicizia con l’ambasciatore tedesco a Parigi, Otto Abetz, conosciuto agli inizi degli anni ’30, quando avevano stabilito un forte rapporto politico in nome dell’amicizia franco-tedesca, divenne rapidamente uno dei più importanti giornalisti francesi, fino a essere nominato Presidente della Corporazione nazionale della stampa francese e quindi di fatto ispiratore e controllore della stampa collaborazionista. Al momento della liberazione di Parigi, nel giugno 1944, seguì il governo in Germania, a Sigmaringen, diventando a sua volta ministro. Alla fine della guerra Jean Luchaire fu processato, condannato a morte e fucilato.
Il lavoro di Filomena Santarella ricostruisce in parallelo le vicende politiche di Salvemini e in particolare la sua lotta intransigente contro il fascismo; la sua vita privata e in particolare il forte rapporto che lo legò alla seconda moglie Fernande e quello con i due figliocci, in particolare quello con Jean, da lui vissuto come un vero e proprio figlio; e la vicenda politica e umana di Jean Luchaire, con la sua tragica conclusione.
Di una vicenda così complessa si possono dare molte letture e molte interpretazioni. Si può insistere sull’aspetto privato, umano, della tragedia vissuta da Salvemini, della sua doppia perdita degli affetti familiari; e su quello, altrettanto e ancor più lacerante di Fernande, che, in una lettera del dopoguerra, sottolineava la sua drammatica condizione, di essere moglie di uno dei leader dell’antifascismo e la madre di un irriducibile collaborazionista.
Ma non tutto è riducibile alla dimensione privata, Perché Jean Luchaire fu anche vittima di una delle più grandi illusioni del periodo tra le due guerre, quella del pacifismo assoluto, di un pacifismo che si era spinto fino a mettere sullo stesso piano aggressori e aggrediti, carnefici e vittime, un pacifismo che – come nel caso di Jean Luchaire (ma non fu il solo) – alla fine si rovesciò nel suo opposto, nel farsi complice della più feroce macchina da guerra del XX secolo. Salvemini aveva chiara questa prospettiva fin dal 1934. In una lettera a Carlo Rosselli, parlando di Jean, scriveva: “È un pacifista a tutti i costi. Vuole la pace con Mussolini, con Hitler, col diavolo. Questi pacifisti sono la rovina del mondo”. In questa invettiva finale non c’è solo la testimonianza del temperamento di Salvemini, c’è anche un giudizio definitivo sulle illusioni di un’epoca, e forse non solo di quell’epoca.






permalink | inviato da albertolupi il 9/6/2020 alle 10:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ci han detto BRAVI
post pubblicato in diario, il 6 marzo 2020


L'Italia è il Paese del Mondo più colpito dall'epidemia di coronavirus COVID-19 dopo la Cina, da cui è partito il contagio, e la Corea del Sud, ma le misure adottate dalle istituzioni italiane in modo tempestivo dopo i primi casi di contagio, in un primo momento criticate da parte della popolazione e dall'opposizione, stanno ricevendo il plauso degli esperti anche al di fuori del Paese.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità in queste ore ha elogiato il modo in cui l'Italia sta affrontando a gestendo questa crisi. Hans Kluge, direttore dell'OMS per l'Europa, ha espresso "sincero apprezzamento" per il ministro della Salute Roberto Speranza e per l'autorizzazione concessa dallo stesso ministro all'arrivo in Italia di un senior adviser dell'OMS.

Al contrario, ieri l'OMS aveva criticato il comportamento di altri Paesi che, almeno in questa prima fase, sembrano avere preso con più superficialità la serietà di questa epidemia. La critica era arrivata direttamente dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus:



Siamo preoccupati per il fatto che una lunga lista di Paesi non lo abbiano preso abbastanza sul serio, o abbiano deciso che non possono fare nulla. In alcuni Paesi il livello di impegno politico e le azioni che lo dimostrano non corrispondono al livello della minaccia che tutti affrontiamo.



Quello che sta accadendo in queste settimane in Italia potrebbe verificarsi anche negli altri Paesi europei o del resto del Mondo, come sembrano anticipare i numerosi casi in aumento in tutto il Mondo.





L'Italia dovrebbe fungere da esempio per tutti gli altri Paesi, che possono giocare un po' di anticipo e attuare misure preventive per contenere il più possibile la diffusione dell'epidemia, sempre più vicina ad essere classificata come pandemia dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.







permalink | inviato da albertolupi il 6/3/2020 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Storia (da Phastidio)
post pubblicato in diario, il 21 dicembre 2019


Per tentare di dare la misura di quello che continua ad accadere nelle nostre banche, riguardo alla cosiddetta profilazione dei clienti, cioè della loro classificazione a fini della tolleranza al rischio degli investimenti, dopo aver appurato il loro grado di educazione finanziaria (certo, certo), tutto quello che dovete leggere è un pezzo di Gianluca Paolucci (sempre sia lodato), su La Stampa di oggi.



Ad esempio: come si può definire un obiettivo primario di protezione del capitale? D’acchito, diremmo “non subire perdite”, Monsieur De Lapalisse. Si, ma non basta. Non subirle in che arco temporale? Un anno? Cinque? Dieci? Oppure un giorno, una settimana, un mese?

Ecco, indagare e rispondere a questa domanda rappresenta il primo passo per un percorso di conoscenza della propensione al rischio del cliente. E come definireste, quindi, un profilo “conservativo”? Come si sovrappone questo profilo con l’obiettivo di “protezione del capitale”, visto prima?



A Bari, i concetti tendevano ad essere resi assai elastici:



Su oltre 50 mila clienti della Bari, solo 300 avevano un profilo «conservativo», ovvero puntavano al mantenimento del capitale investito. Malgrado più della metà, oltre 26 mila, avesse indicato per gli investimenti di voler prioritariamente proteggere il proprio capitale.

Altra domanda, allora: forse un investimento “conservativo” è quello che manifesta poca volatilità, o addirittura una volatilità al ribasso inesistente o quasi? D’acchito, diremmo sì. Ma chi misura tale volatilità? Le quotazioni di un mercato, vien fatto di dire. Ottimo, ma se non esistono quotazioni di mercato? Beh, in tal caso occorre fidarsi di chi produce periodicamente le quotazioni. Uhm, io direi di no, grazie, allora. Perché una situazione del genere vuol dire che trattasi di titolo illiquido.



Scopriamo allora che un “selling point” per i dipendenti della Popolare Bari pare fosse proprio l’illiquidità, spacciata come assenza di volatilità:



«L’azione Banca Popolare di Bari non è quotata in Borsa quindi il valore non risente di oscillazioni giornaliere»



Ma non è geniale, tutto ciò? Non ci sono quotazioni di mercato, quindi non c’è volatilità, quindi il titolo è sicuro! Meraviglioso, no? E non solo: se il valore contabile dell’azione è lasciato alla determinazione dell’emittente, cioè della banca, in sede di bilancio, e se nel corso del tempo tale valore è solo aumentato, siamo di fronte ad un vero miracolo. Il titolo privo di rischio che tuttavia rende molto.



Ehi, mi avete convinto! Al diavolo queste ubbie sulla diversificazione degli investimenti, allora. Anzi, risistemiamo il portafoglio in modo da abbassarne la volatilità ed aumentare il ritorno dell’investimento. Altro che frontiera efficiente! Vi dirò di più: apprendiamo che oltre il 40% degli investimenti era in titoli della stessa Popolare Bari.



Ma male, allora! Con un asset che “sale solo” ed ha zero volatilità perché non quotato da nessuna parte, razionalità vorrebbe che il 100% del portafoglio fosse investito in titoli di debito e capitale di quell’emittente, perdinci. E infatti, a breve vedrete come è finita per chi ha seguito, più o meno consapevolmente, questo criterio di “razionalità”.



Ma eccovi ancora Paolucci su questi miracolosi asset, tutto rendimento e zero rischio:



[…] per effetto del criteri utilizzati per valutare il rischio delle proprie azioni, i titoli della Bari risultavano meno rischiosi di titoli quotati, compresi quelli delle grandi banche e di società di altri settori. Ovvero, le azioni della PopBari risultavano meno rischiose di Eni o Intesa Sanpaolo. Così, su 500 milioni di euro dell’aumento di capitale del 2015, finiti quasi integralmente alla clientela della banca, 135 milioni sono stati sottoscritti grazie alla vendita di altri titoli, in molti casi (almeno 50 milioni di controvalore) più «sicuri» di quelli Bpb, compresi i titoli di Stato.



Capite, allora? È tutto razionale: alto rendimento, rischiosità nulla, praticamente il moto perpetuo! Ma i questionari Mifid?, direte voi. Ma allora non mi state ascoltando:



Certo, c’erano i questionari Mifid. Che fino al 2016 erano fatti così: se indicavi la protezione del capitale come obiettivo primario, finivi incasellato in un profilo «dinamico – integrazione del reddito» compatibile con l’investimento in azioni della Popolare.



E te credo, con titoli così superiori per profilo rischio-rendimento! Bene, ho finito il sarcasmo e mi sta venendo anche un po’ di nausea. Chiuderei con una considerazione futile, di quelle che generano prediche inutili. Cosa è diversificazione? È quella cosa che può essere spiegata a chiunque, anche a chi non mastica di finanza, alta, bassa o intermedia, col buonsenso: non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Anche così, potrete evitare di autodefinirvi “analfabeta finanziaria”, per puntare a rimborsi integrali, magari con le tasse altrui. Perché in questo caso non sarebbe analfabetismo finanziario ma di altro tipo, più grave e pervasivo.



Ripetete con me: non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Non è difficile, vedete? Come dite? Sto sbagliando io perché banchieri e top manager di assicurazioni dicono che la gran parte delle uova va messa nello stesso paniere, quando si tratta di titoli di stato italiani? Allora mi arrendo, avete ragione voi. E il paese è perso, però.







permalink | inviato da albertolupi il 21/12/2019 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia giugno       
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv